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LETTERE AL DIRETTORE

CARLO ANDREOTTI * VESCOVO TISI ED IMMIGRATI: «LA POLITICA LOCALE È INCAPACE DI ANALISI, PREFERISCE ATTACCHI PERSONALI AL DIBATTITO»

Scritto da
11.44 - martedì 31 marzo 2026

Gentile direttore Franceschi,

 

allego quanto oggi pubblicato sul quotidiano “IlT“, anche per consentire la visione ai lettori di Opinione.

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Carlo Andreotti – Trento

 

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Vescovo, immigrati e politica. L’arcivescovo di Trento, mons. Lauro Tisi, del quale ho grande stima, si trova oggi al centro di polemiche che ritengo in buona parte esagerate e pretestuose. Il presule nei giorni scorsi aveva affermato che i migranti sono una risorsa, che dovremo accoglierli a braccia aperte, perchè sono la nostra salvezza tenendo essi in piedi la nostra economia, aggiungendo che sarebbe un guaio se non ci fossero, definendo “una tragedia” i CPR, centri per il rimpatrio previsti dalla legge e approvati dall’Unione europea. Aveva infine chiuso con un chiarissimo: “Cari fratelli migranti, perdonateci”.

Sulle sue parole, tre consiglieri provinciali, Walter Kaswalder, Claudio Cia e Luca Guglielmi hanno preso posizione, affermando che su questioni così complesse come quelle riguardanti l’immigrazione non basta una lettura emotiva; servono equilibrio, realtà, legalità, responsabilità istituzionale, perchè “una cosa è predicare, altra cosa è governare”.

Apriti cielo, non l’avessero mai detto. Le reazioni politiche, praticamente solo da sinistra, non si sono fatte attendere. Su tutti si è distinto il sindaco di Trento, parlando di “vescovo sotto attacco” e di “toni intimidatori” usati dai tre consiglieri. Da un eventuale, futuro presidente della Provincia, c’era sinceramente da aspettarsi di meglio e di più profondo.
Personalmente penso che mons. Tisi abbia fatto nulla più che il suo lavoro di pastore, ribadendo posizioni già note della Chiesa, ben esplicitate dal compianto papa Francesco e successivamente, sia pure in maniera e con toni diversi, anche dal suo successore, Leone XIV. I tre consiglieri provinciali invece hanno ribadito un concetto sacrosanto: che il complesso fenomeno dell’immigrazione, sia di quella regolare che di quella clandestina, va “governato”, distinguendo i piani della predicazione da quelli dell’amministrazione. Dove sta l’intimidazione?

Il vescovo tratta evangelicamente tutti i migranti come fratelli, come un complesso “unico”, tutti bisognosi dell’aiuto del buon samaritano. I tre consiglieri, implicitamente ricordano invece che anchè Gesù, scacciò con violenza i mercanti dal tempio.
Un distinguo a questo punto penso si imponga. I migranti non possono essere considerati come un’unica categoria, come un’unica entità, ma vanno necessariamente fatte almeno tre distinzioni. Ci sono i migranti che come sostiene il vescovo, ci tengono in piedi. Sono una grande risorsa per il Paese, per le nostre imprese, per i nostri esercizi commerciali per tante nostre attività economiche che senza di loro sarebbero costrette a chiudere. Costoro vengono accolti a braccia aperte e godono di un trattamnto economico e socioassitenziale, pari a qualsiasi altro cittadino italiano ed europeo. Non credo che con costoro dovremo scusarci di nulla. Ci sono poi gli immigranti che entrano nel nostro Paese, perchè lo considerano il Paese di bengodi. Un Paese tollerante, dalle leggi “larghe”, dove delinquere, rubare, spacciare, stuprare, violentare non è fonte di grandissimi rischi, proprio perchè protetti da uno “scudo” altrove inesistente.

Neppure con costoro c’è nulla da scusarsi, anzi. Esiste poi (oltre a quella di chi fugge dalla guerra) almeno una terza categoria di migranti: quelli pieni di buona volontà, che sono emigrati per cercare condizioni di vita migliori, che vorrebbero sì integrarsi, ma che per limiti propri o delle nostre stesse istituzioni non ce la fanno. Molti di costoro, a iniziare dalle donne, finiscono per cadere nelle mani della deliquenza organizzata. A questa categoria sì dovremo sicuramente chiedere scusa, come ci invita a fare mons.Tisi. La deliquenza organizzata invece, la feccia dell’immigrazione, va combattuta con ogni mezzo, condannata e possibilmente rimpatriata. I CPR sono stati costituiti per questa gentaglia e non certo per le altre categorie degli immigrati.

Il fenomeno nel suo complesso non è certo facile da governare. E’ un problema di dimensioni mondiali e nessun Paese, più o meno accogliente,è ancora riuscito a trovare una soluzione ideale e definitiva.
Non voglio difendere nessuno, ma credo che i tre consiglieri provinciali volessero significare proprio questo e non certo “intimidire” il vescovo, accusa che sinceramente mi pare sopra le righe se non addirittura ridicola. Ritengo inoltre del tutto fuori luogo, le reazioni di certa sinistra adusa a insorgere contro i propri avversari politici ogni qualvolta se ne presenti l’occasione, ma altrettanto sempre pronta a “coprire” i suoi.

Non è certo la prima volta del resto che un vescovo in Trentino viene in urto con la poltica. Addirittura il presidente della Provincia, Lorenzo Dellai, cui tutto era concesso, nel 2005 invitò perentoriamente il vescovo di allora, mons. Giovanni Maria Sartori a stare al suo posto. Il presule, lamentando poca attenzione alle politiche sociali, aveva osato affermare che la politica non deve essere fatta solo di opere pubbliche e strade. L’allora presidente della Provincia fece addirittura del sarcasamo replicando al presule che “sarebbe come se Grisenti si occupasse di religione” (per chi non lo ricordasse, Silvano Grisenti era il potente assessore alle grandi opere pubbliche, spostato poi da Dellai all’Autobrennero, perchè divenuto tropppo ingombrante in Giunta)

Allora non ci fu nessuna reazione da parte della sinistra. Si limitò a sorridere condiscendente al saracasmo di Dellai.
Considero questo del resto un vizio atavico della nostra politica. La totale incapacità di analisi critica e di andare alla radice dei problemi. Molto più facile ed elettoralmente gratificante, quando si presenta un problema complesso, buttare tutto e subito in caciara e in attacchi politici personali. Ecco perchè o riacquistiamo la capacità di un reale senso critico e di cimentarci in un confronto propositivo e senza pregiudizi, oppure non potremo mai fare grandi passi avanti, né riusciremo, purtroppo, a farli fare alla nostra terra.

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