Gentile direttore,
guida e droghe: la Corte smonta il Codice Salvini. Stop agli automatismi punitivi.
La Corte Costituzionale ha messo un punto fermo: l’impostazione manettara voluta dal Ministro Salvini non regge.
Guidare dopo aver assunto sostanze non è un reato automatico, né perseguibile “per sempre”.
È reato solo se vi è una perdurante influenza effettiva, dimostrabile scientificamente, tale da compromettere la capacità di guida e da creare un pericolo concreto, superiore a quello della guida ordinaria.
La Corte ristabilisce un principio elementare di diritto penale: non si puniscono scelte private o stili di vita, finché non si traducono in una condotta realmente pericolosa per gli altri.
E, soprattutto, non si punisce ciò che non si prova. Non basta l’assunzione. Serve un effetto reale, misurabile, verificabile. Fine delle scorciatoie, fine delle presunzioni mascherate da sicurezza stradale.
Il problema, ora, è tutto sulle spalle dello dei tribunali. Ad oggi non esistono parametri scientifici affidabili — a differenza dell’alcol — per stabilire quali “qualità e quantità” di sostanza incidano davvero sulla guida. Finora si è proceduto a colpi di cut-off, strumenti rozzi e insufficienti che la sentenza rende di fatto inutilizzabili.
Le conseguenze saranno inevitabili:se verrà seguita la strada del rigore, nei procedimenti pendenti dimostrare l’alterazione richiesta dalla Corte sarà spesso impossibile, con conseguenti assoluzioni, almeno fino a quando i laboratori non verranni richiesti di operare secondo criteri scientifici differenti.
Morale: legiferare in materia penale non è un esercizio propagandistico. Quando si riscrivono norme incriminatrici, servono competenza, rigore e conoscenza scientifica.
Il resto è slogan. E gli slogan, in tribunale, non funzionano.
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Avv. Nicola Canestrini
Rovereto (Tn)
