Sondaggi politici TP, riforma della giustizia convince pienamente quasi una persona su due.
Sondaggi politici TP, riforma della giustizia convince pienamente quasi una persona su due
Bentornati con il sondaggio settimanale di Termometro Politico, in cui affrontiamo le principali tematiche di attualità politica nazionale e internazionale. Per oggi focus sul nostro territorio, con l’approvazione della riforma della giustizia (per cui sarà necessario un referendum confermativo) e lo stop al ponte sullo Stretto da parte della Corte dei Conti. Spazio anche alle dichiarazioni di Zacharova sull’invio di aiuti all’Ucraina e, infine, sui toni e istanze del femminismo di oggi. Cominciamo.
Quasi una persona su due approva pienamente la riforma della giustizia
Era la notizia della settimana e partiamo proprio da qua: come previsto, la riforma della giustizia è stata approvata in Parlamento, anche se adesso manca il passaggio del referendum confermativo visto che non si è ottenuta la maggioranza qualificata dei due terzi. Il punto chiave rimane la separazione delle carriere e per quasi una persona su due, il 46,5%, “È giusta, la separazione delle carriere dei giudici è un principio sacrosanto che sarebbe dovuto essere approvato prima”. Un altro 6%% aggiuntivo si ritiene “a favore, anche se non penso sia una priorità e un tema qualificante per gli italiani”.
Dall’altra parte, c’è quasi il 36% che sostiene di essere contrario, “viene meno l’indipendenza della magistratura, che è sempre più condizionata dal governo”. A questo va sommato il 7,6% di chi non approva “anche se crede che non cambi molto nella vita dei cittadini”.
Andando a tirare le somme, il referendum confermativo vede un iniziale vantaggio del sì. Altro dato molto interessante è che le posizioni sono chiaramente polarizzate, segno che si tratta di un tema sentito nonostante la sua natura con una forte componente tecnica.

Sondaggi politici elettorali TP 7 novembre 2025 – riforma della giustizia
Stop al Ponte: e ora?
Rimanendo nel solco della giustizia, la Corte dei Conti ha bocciato il piano per il Ponte sullo Stretto. E ora il Governo cosa dovrebbe fare? Per quasi una persona su tre “Dovrebbe procedere comunque, nel rispetto della legge. Quella della Corte dei Conti è una presa di posizione politica” (32,6%). Un altro 14,5% sostiene il progetto del ponte, ma crede che il Governo “Dovrebbe modificare nel progetto gli elementi che hanno portato alla bocciatura, in ambito economico, e poi procedere con la costruzione”. I favorevoli a procedere, quindi, sono il 47,1% dei rispondenti. Una percentuale alta ma in minoranza. Prevale, infatti, il fronte del no al Ponte.
Per il 26% l’Esecutivo “Dovrebbe annullare il progetto di costruzione. Il Ponte sullo Stretto non ha e non avrà mai senso né economicamente né a livello infrastrutturale”. Per il 24,6% “Dovrebbe fermarsi, costruire infrastrutture locali meno costose e più utili e solo dopo, tra molti anni, riprendere eventualmente il progetto del Ponte“.
Il tema è anche qui molto sentito e sono in pochi a non rispondere (2,1%)

Soldi degli italiani per l’Ucraina e non per noi: le parole che dividono
Passando alla “dichiarazione della settimana”, la russa Zakharova ha detto che se l’Italia continuerà a sprecare soldi come quelli inviati all’Ucraina crollerà dall’economia alle torri. Abbiamo chiesto ai nostri lettori cosa ne pensino e una maggioranza (non marcata) le giudica negativamente.
Per il 33,9% “Sono parole ignobili, tipiche della portavoce di un regime autoritario e criminale. L’Italia in realtà aiuta pochissimo l’Ucraina, meno di quello che potrebbe”. A questi si aggiunge un altro 20,9% che le considera “parole ingiuste, gli aiuti che l’Italia dà all’Ucraina sono nella quantità giusta e non c’entrano con il crollo”.
Dall’altro lato c’è chi dà ragione nella sostanza alle parole della portavoce del ministero degli affari esteri russo. Per il 18,1% “È stata una caduta di stile, ma il denaro che mandiamo a Kiev, soprattutto in aiuti militari, è eccessivo”. E ancora, per quasi un italiano su quattro (24,5%) la Zakharova “Ha ragione, ha toccato un nervo scoperto, l’Italia è di fatto una colonia con politici servili e corrotti che sprecano denaro contro l’interesse degli italiani”.

I toni del femminismo di oggi dividono, ma la maggioranza è a favore del messaggio
E chiudiamo questa serie di domande con una relativa al femminismo, tema ormai chiave nel dibattito pubblico e politico. Abbiamo chiesto, in particolare, se negli ultimi anni il femminismo ha assunto toni eccessivi. I risultati sono molto interessanti e mostrano una sostanziale e quasi perfetta divisione del campione. Il 17,3% crede che ci sia stata una vera e propria inversione: “Sì, al punto che da tempo sono le donne a essere privilegiate, per esempio nei divorzi e nel trattamento pensionistico, sono gli uomini a essere discriminati“. Poi, il 26,4% che sostiene che “Sì, all’inizio esprimeva delle ragioni valide, ma ora è diventato ideologico, criminalizza gli uomini danneggiando così tutta la società”. C’è, da questo lato, un 40% di convinti contrari al femminismo odierno.
Dall’altro, lato, il 14,3% ritiene che “il messaggio femminista è lo stesso di sempre, punta a una maggiore uguaglianza tra i generi per rendere tutta la società migliore”, mentre un altro 15,5% non solo sostiene che non vi sia alcun tono eccessivo ma che “anzi, al contrario c’è un ritorno in auge del maschilismo e del patriarcato che cercano di fare arretrare la società annullando le conquiste ottenute”. Qui, il 39,8% appoggia l’attuale corso del femminismo.
Alla fine, si evidenzia come la maggioranza sia sostanzialmente a favore del femminismo: c’è un 24,1% che sostiene che “Il messaggio di fondo di uguaglianza rimane valido, anche se alcune frange sono diventate troppo radicali”.

Sondaggi elettorali TP, intenzioni di voto 7 novembre 2025: Fratelli d’Italia ancora più su. Crescono anche PD e M5S
E chiudiamo, come di consueto, con intenzioni di voto e fiducia nella premier. Questa settimana crescono tutte e tre le principali forze politiche del Paese. Fratelli d’Italia, infatti, torna ad un ottimo 30,2%, incamerando altri due decimi rispetto all’ultima settimana. Stesso incremento per il M5S, che torna al di sopra del 12%. Leggero aumento anche per il PD, che ora si porta al 22,1%. Anche AVS risale nella stessa misura (6,6%), portando per la prima volta, dopo tanto tempo, a un incremento generale delle forze di opposizione. Questi incrementi sono compensati più da chi votava forze minori (in calo dall’1,9 all’1,5%).
Nel solito testa a testa tra FI e Lega, distanza di appena un decimo (forzisti all’8,5% e Lega all’8,4%). Azione, infine, rimane l’unico partito minore al di sopra della soglia di sbarramento, pur perdendo un decimo e scendendo al 3,1%.
QUI, IL SONDAGGIO DELLA SCORSA SETTIMANA

Per quanto riguarda la fiducia nella premier Meloni, la percentuale di gradimento si ferma poco al di sopra del 40% e si assesta al 40,3%. Si conferma il dato per cui una persona su due non ha la minima fiducia nella premier.

Nota metodologica: sondaggio realizzato con metodo CAWI. 2.400 interviste raccolte tra il 5 e il 6 novembre 2025.
