La Giunta Provinciale ha approvato le direttive che regoleranno la stagione venatoria 2026/2027, la quale avrà inizio il 6 settembre. Il provvedimento stabilisce le limitazioni temporali e le prescrizioni tecniche per l’esercizio della caccia in Trentino, in conformità alla Legge Provinciale n. 24/1991. L’intento è quello di rafforzare la tutela della fauna selvatica, creando una sintonia tra l’attività venatoria e i cicli biologici delle specie, nonché con le esigenze di gestione ambientale del territorio.
L’assessore provinciale alla caccia e pesca Roberto Failoni ha sottolineato come la Provincia intenda confermare il proprio impegno verso una gestione del patrimonio faunistico che sia rigorosa, basata su criteri scientifici e in armonia con gli equilibri ecologici. Secondo Failoni, il cacciatore trentino rappresenta un elemento centrale nel presidio territoriale e sociale, esercitando un ruolo essenziale nella gestione dinamica dell’ambiente e nella conservazione della biodiversità. Le nuove disposizioni mirano a potenziare l’efficacia degli interventi di prevenzione dei danni all’agricoltura attraverso il controllo di specie in rapida espansione, in particolare il cervo. La strategia della Provincia coniuga la tradizione venatoria trentina con un moderno approccio conservazionistico, fondato su dati tecnici e su un dialogo costante con l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale e con gli enti gestori del territorio.
Il nuovo calendario venatorio è redatto con il parere dell’Osservatorio Faunistico Provinciale, dell’ISPRA e dell’Ente gestore della caccia, introducendo specifiche restrizioni per diverse specie secondo un approccio prudenziale e selettivo. Per Cinghiale, Pernice bianca, Starna, Moretta, Moriglione e Tortora selvatica l’attività rimane sospesa. Relativamente al Cinghiale, il blocco persiste poiché la specie è sottoposta a un regime di controllo secondo la Disciplina provinciale specifica, anche in vista della strategia nazionale e locale di contrasto alla diffusione della Peste Suina Africana.
Tra gli ungulati, il Capriolo maschio potrà essere cacciato dal 2 maggio al 29 giugno e dal 6 settembre con chiusura anticipata al 19 ottobre. Per il Cervo è stata eliminata la limitazione durante il periodo degli amori al fine di contenere l’espansione della specie e ridurre i danni all’agricoltura e ai boschi, con particolare riferimento alla rinnovazione forestale. Camoscio e Muflone avranno un periodo di prelievo fissato dal 17 agosto al 14 dicembre.
Relativamente all’avifauna, la Beccaccia potrà essere prelevata dal 1° ottobre al 10 gennaio, subordinatamente all’applicazione del “protocollo gelo”. Cesena e Tordo sassello potranno essere cacciati fino al 31 gennaio e 20 gennaio rispettivamente, esclusivamente da appostamento fisso a partire dal 16 dicembre.
Le nuove disposizioni consolidano le procedure operative per assicurare la sostenibilità del prelievo. La denuncia di uscita rimane obbligatoria per la caccia agli ungulati che richiedono un esperto accompagnatore (Camoscio, Capriolo e Cervo in determinati periodi), nonché per Fagiano di monte, Coturnice e Volpe cacciata da appostamento fisso invernale. Per gli ungulati è prescritto l’utilizzo esclusivo di fucili a canna rigata con calibri specifici. Viene fortemente consigliato l’impiego di munizioni atossiche in sostituzione di quelle in piombo per la caccia agli ungulati. È inoltre richiamato il divieto europeo di utilizzare munizioni contenenti piombo all’interno o in prossimità di zone umide. Rimane obbligatorio verificare l’esito del tiro e ricercare i capi feriti avvalendosi esclusivamente di cani da traccia riconosciuti idonei.
In linea con il Piano Faunistico 2025, la gestione del muflone è orientata al contenimento numerico e spaziale. Nelle riserve prive di uno specifico piano di abbattimento, i cacciatori sono autorizzati al prelievo della specie dal 1° ottobre al 30 novembre per evitarne l’espansione incontrollata.

