Si è tenuto a Rovereto il congresso regionale ARCA (Associazioni Regionali Cardiologi Ambulatoriali) del Trentino-Alto Adige dal titolo “Affinità cardiologiche”, che ha riunito i massimi esperti regionali del settore presso l’Aula Magna del Dipartimento di Psicologia e Scienze Cognitive dell’Università di Trento. L’evento ha posto al centro del dibattito le sfide più attuali della cardiologia: dalla gestione dell’obesità e del diabete nel rischio cardiovascolare alle ultime innovazioni terapeutiche per lo scompenso cardiaco, fino alle nuove frontiere dei trapianti e dell’aritmologia clinica.
All’apertura dei lavori era presente l’assessore alla salute e politiche sociali Mario Tonina, che ha portato il saluto della Provincia autonoma di Trento sottolineando il valore strategico della cardiologia territoriale e della prevenzione. Presenti anche il presidente regionale ARCA Mauro Larcher, che ha evidenziato la necessità di evitare la frammentazione e favorire l’integrazione, e il presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Trento Giovanni de Pretis, che ha rimarcato l’importanza di momenti formativi come questo.
Tonina ha ringraziato gli organizzatori e i professionisti presenti, sottolineando il valore di occasioni di confronto fondamentali per condividere esperienze e rafforzare una visione comune sui temi della prevenzione e della cardiologia territoriale. “Le malattie cardiovascolari restano tra le principali cause di morbilità e mortalità – ha affermato l’assessore – ma sappiamo che una parte significativa degli eventi può essere prevenuta. Per questo la promozione dei sani stili di vita e la prevenzione rappresentano oggi una delle sfide più importanti per la sostenibilità e l’efficacia del nostro sistema sanitario”.
Il lavoro quotidiano dei cardiologi e degli operatori sanitari assume un ruolo ancora più strategico: non si limita alla cura, ma accompagna le persone lungo tutto il percorso di salute, dalla prevenzione alla presa in carico. La cardiologia ambulatoriale rappresenta uno snodo cruciale del sistema, fungendo da punto di raccordo tra ospedale, territorio e medicina generale.
Poiché la prevenzione non può essere affidata al singolo professionista ma deve diventare un sistema strutturato, la Provincia sta lavorando per costruire un modello sanitario sempre più vicino ai cittadini, capace di rispondere in modo efficace ai nuovi bisogni e di rafforzare l’integrazione tra professionisti e servizi sul territorio. Particolare attenzione è rivolta allo sviluppo delle Case della comunità, alle aggregazioni funzionali territoriali e al rafforzamento dell’integrazione con il sistema universitario: strumenti concreti per una sanità di prossimità più moderna e organizzata.
Un cambio di paradigma reso necessario dalle trasformazioni demografiche in corso. L’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle patologie croniche impongono infatti di investire con decisione sulla prevenzione, che non può più essere considerata un costo, ma un vero e proprio investimento strategico per il futuro del sistema sanitario. L’innovazione tecnologica gioca un ruolo importante in questa direzione: la telemedicina, il monitoraggio a distanza e l’utilizzo dei dati rappresentano strumenti preziosi per migliorare la continuità delle cure e garantire risposte tempestive, soprattutto in un territorio caratterizzato anche da realtà periferiche e montane.
Se l’ospedale resta fondamentale per la gestione delle acuzie, è sul territorio che si gioca la partita della prevenzione, della cronicità e della qualità della vita. L’obiettivo è superare la frammentazione e continuare a investire sulle competenze, sull’organizzazione e sulla capacità di fare rete, valorizzando anche il contributo del volontariato e delle comunità locali. Solo attraverso un lavoro condiviso e integrato sarà possibile rispondere in modo adeguato ai bisogni di salute della popolazione, costruendo una sanità più equa, più efficace e realmente vicina alle persone, capace non solo di curare, ma anche di prevenire e accompagnare nel tempo i percorsi di salute.
Il convegno ha offerto una panoramica scientifica di alto livello, affrontando temi cruciali come l’impatto dell’attività fisica, della nutraceutica – l’utilizzo cioè di principi attivi naturali contenuti negli alimenti – e l’efficacia dei nuovi approcci farmacologici. Particolare attenzione è stata dedicata alla gestione della cronicità e alla necessità di percorsi di cura integrati per i pazienti affetti da patologie complesse, con sessioni specifiche dedicate all’aritmologia clinica e alle nuove linee guida per il trattamento della stenosi aortica. Tra gli esperti che hanno contribuito al dibattito scientifico figurano Edoardo Mocini, il professor Gino Gerosa, Maurizio Del Greco, Massimiliano Maines e Roberto Bonmassari.

