(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Con questo comunicato, l’Istat aggiorna al 2021 la classificazione dei Sistemi locali del lavoro sulla base di concetti, definizioni e linee guida metodologiche definite a livello europeo e già consolidate con l’edizione 2011. Il passaggio già realizzato dall’Istat nel 2018 dal Censimento generale della popolazione e delle abitazioni ai censimenti permanenti ha richiesto di aggiornare la metodologia di stima dei flussi di pendolarismo a livello comunale. Per la prima volta la matrice di pendolarismo è prodotta a partire dall’integrazione dei dati delle rilevazioni campionarie del Censimento permanente della popolazione e delle abitazioni 2021 con i registri statistici e dati amministrativi .
Per ulteriori approfondimenti si rimanda alla sezione metodologica.
I Sistemi locali del lavoro (SLL) , definiti come insiemi contigui di Comuni nei quali la maggior parte della popolazione risiede e lavora, sono una geografia di tipo funzionale, ossia che non adotta confini amministrativi definiti a priori. L’evoluzione nel tempo di tale geografia, che l’Istat realizza fin dal 1981, consente una lettura dinamica dell’organizzazione spaziale della popolazione in aree auto-contenute dal punto di vista della domanda e offerta di lavoro. Per tali caratteristiche i SLL, che costituiscono partizioni omogenee e comparabili, rappresentano uno strumento unico a supporto delle analisi sul mercato del lavoro e per la lettura delle dinamiche socio-economiche a livello territoriale di dettaglio.
Oltre alle analisi ed ai dati riportati nel testo, ulteriori approfondimenti sono disponibili nelle tavole statistiche e nella Nota Metodologica.
Sintesi dei principali risultati
Sono 515 i Sistemi locali del lavoro individuati dall’Istat per il 2021, con una riduzione di 95 unità rispetto al 2011 (-15,6%). La riduzione dei SLL è in linea con le precedenti edizioni (-10% nel 2011 e -13% nel 2001) e riflette complessi mutamenti di carattere demografico, economico e sociale, nella direzione di una crescente attrattività delle principali aree metropolitane e una complessiva contrazione dei SLL di minore dimensione demografica.
La flessione nel numero di SLL comporta un generale incremento della loro dimensione media, sia in termini di popolazione che di superficie. I SLL del Centro-nord si confermano i più grandi per dimensione demografica (148mila abitanti in media), circa il doppio rispetto a quelli del Mezzogiorno e per superficie (673 km2 contro 495 km2).
La Sicilia è la Regione con il maggior numero di Sistemi locali (65), seguita da Campania (44) e Lombardia (42), mentre Toscana e Puglia presentano entrambe 40 Sistemi locali.
Roma è il Sistema locale territorialmente più esteso (oltre 4.376 Km2) e ora anche il più popoloso
(oltre 4 milioni di abitanti, il 6,9% della popolazione nazionale del 2023). Il Sistema locale di Milano, storicamente il più ampio demograficamente, include una popolazione di poco inferiore (circa 3,9 milioni di abitanti), pur essendo molto meno esteso (1.794 km2).
La maggior parte della popolazione (72,7%) risiede in Sistemi locali di medio-grandi dimensioni. In particolare, il 38,1% della popolazione in quelli tra 100.001-500mila abitanti e il 34,6% in Sistemi locali con oltre 500mila abitanti che rappresentano, rispettivamente, il 23,7% e 3,1% del totale dei SLL.
10 dei 16 SLL con oltre 500mila abitanti si collocano nel Nord del Paese. Nel Mezzogiorno prevalgono invece i Sistemi locali di minori dimensioni demografiche (fino a 10mila abitanti e tra 10.001 e 50mila abitanti): nelle Isole tali SLL sono oltre il 70% e al Sud più della metà (52,6%).
Nel periodo 2011-2023 il complesso dei Sistemi locali di grande dimensione presenta un incremento della popolazione (+4,0%) a fronte di una dinamica nazionale negativa nello stesso periodo (-0,8%).
Le principali caratteristiche dei Sistemi locali del lavoro 2021
Nel 2021 l’Istat ha individuato 515 Sistemi locali del lavoro, registrando una diminuzione di 95 unità rispetto a quelli definiti nel 2011 (-15,6%); tale decremento risulta in linea con le precedenti edizioni (-10,6% nel 2011 e -13,0% nel 2001) che vedono una diminuzione costante del numero di Sistemi locali.
Dal punto di vista geografico, l’articolazione dei Sistemi locali del lavoro ricalca ancora la dicotomia
Centro-Nord/Mezzogiorno: si evidenzia una significativa variabilità sia essa espressa in termini di numerosità dei Comuni appartenenti, di estensione territoriale e in termini di popolazione residente.
Nel complesso i Sistemi locali risultano territorialmente più estesi al Centro-nord (in media 673 km2, con valori piuttosto omogenei nelle tre ripartizioni) rispetto al Mezzogiorno (495 km2) e in particolare al Sud, la ripartizione dove i Sistemi locali sono più numerosi (circa il 30% del totale nazionale) e mediamente meno ampi (485 km2). Considerando la densità territoriale, le Regioni del Centro-nord mostrano valori comparabili pari a circa 1,5 SLL ogni 1.000 km2, un valore inferiore di un quarto rispetto al Mezzogiorno.
La Sicilia è la Regione con il maggior numero di Sistemi locali (65), seguita da Campania (44) e Lombardia (42), mentre Toscana e Puglia presentano entrambe 40 Sistemi locali. Le due Regioni meno estese (Molise e Valle d’Aosta) presentano ovviamente il minor numero Sistemi locali (5 e 3, rispettivamente). Le due regioni che vedono la maggiore riduzione di Sistemi locali sono il Veneto (che passa da 43 a 30, -30,2%) e le Marche (da 25 a 18, -28%).
La diminuzione del numero di Sistemi locali rispetto al 2011 comporta un generale incremento della loro dimensione media, sia in termini di popolazione sia di superficie (Figura 1). Se i Sistemi locali di grande dimensione (500mila abitanti e più) rimangono 16 come nel 2011, aumentano, sia in valore assoluto sia come peso sulla distribuzione, i Sistemi locali di dimensione medio-grande (da 100 a 500mila abitanti) che passano dal 18,3% al 23,7%, mentre decrescono, in valore assoluto, i Sistemi della classe intermedia (tra 50 e 100mila abitanti) incrementando di poco la quota relativa (da poco più di un quarto a circa il 27% del totale). Si contrae infine il numero e l’incidenza dei Sistemi locali con dimensioni più ridotte (da 8,3 a 5,8, fino a 10mila abitanti e da 45,4 a 40,4 nella classe da 10 a 50mila abitanti). In quest’ultima classe, che rimane comunque la più ampia (include oltre il 40% dei SLL) si concentra oltre il 70% della contrazione numerica dei Sistemi locali nel confronto tra 2021 e 2011 con una riduzione in termini assoluti di 69 SLL.
Il Mezzogiorno continua ad essere caratterizzato da Sistemi locali di minori dimensioni, come effetto di una maggiore debolezza complessiva del mercato del lavoro, dove le interazioni tra domanda e offerta di lavoro sono limitate e dove permane una dotazione infrastrutturale complessivamente meno sviluppata. Nelle Isole oltre il 70% dei Sistemi locali appartiene alle due classi di popolazione residente più piccole (fino a 10mila abitanti e tra 10.001 e 50mila abitanti); nel Sud i Sistemi locali di queste stesse classi superano il 50% (52,6%). Al contrario più del 60% (10) dei Sistemi locali della classe maggiore (oltre 500mila abitanti) si trova al Nord.
Tale concentrazione comporta che più della metà della popolazione del Nord-ovest viva in Sistemi locali con oltre 500mila abitanti, una percentuale più che doppia rispetto alle altre ripartizioni, ad esclusione del Centro (40%) dove la presenza del Sistema locale di Roma incide in modo notevole sul confronto. Se più della metà della popolazione del Nord-est vive in Sistemi locali medio-grandi (tra 100.001 e 500mila abitanti) nelle Isole un quarto della popolazione (25,8%, più del doppio della media nazionale), risiede in Sistemi locali di dimensione medio-piccola (tra 10.001 e 50mila abitanti).
I Sistemi locali del lavoro di grande dimensione
Nel 2023 un terzo della popolazione italiana vive in Sistemi locali di grande dimensione (oltre 500mila abitanti): 16 Sistemi locali che includono il 12,5% dei Comuni italiani e il 7,8% del territorio. Nei soli Sistemi di Torino, Milano, Roma e Napoli si concentra più del 20% della popolazione del Paese. Nel 2021 il SLL della Capitale supera per numero di abitanti quello di Milano, storicamente il più popoloso d’Italia. La densità abitativa dei Sistemi demograficamente più grandi descrive realtà urbane molto diverse, con livelli di antropizzazione differenti: Napoli (3.718 abitanti per km2) presenta una densità 10 volte superiore a quella di Bologna e otto volte superiore a quella di Verona. Anche Milano e i due Sistemi contigui di Como e Busto Arsizio delineano un agglomerato urbano ad alta densità (rispettivamente superiore a 2.000 e 1.000 abitanti per km2). Pur in presenza di notevoli differenze, la densità abitativa media dei Sistemi locali di grande dimensione risulta comunque nettamente superiore (3 volte più elevata) di quella media nazionale dei Sistemi locali.
Nel periodo 2011-2023 i Sistemi locali di grande dimensione presentano una variazione percentuale della popolazione del +4,0%, a fronte di una flessione della popolazione nazionale (-0,8%), e una variazione positiva dei pendolari residenti (+4,5%) quasi doppia rispetto al corrispondente valore nazionale.
In Piemonte, il Sistema locale di Torino acquisisce quasi totalmente il Sistema di Chieri aumentando così la sua popolazione (+5,2%) e l’ammontare dei pendolari residenti (+4,1%). Tranne Busto Arsizio (-6,0%), tutti i Sistemi locali lombardi di grande dimensione (Como, Milano, Bergamo) registrano variazioni positive di popolazione (+13,4%, +5,8% e +1,2%, rispettivamente) malgrado tutti vedano restringersi il proprio territorio per lievi spostamenti dei confini dovuti alla forte dinamicità e intensità del pendolarismo. Nel Nord-est il Sistema di Verona riacquisisce i Comuni che aveva ceduto nel 2011 ed estende ulteriormente i propri confini facendo registrare ampie variazioni positive in tutti gli indicatori (+33,2% popolazione e +37,5% pendolari residenti). Il Sistema locale di Padova cede Comuni a Venezia. Il Sistema locale di Bologna si conferma in crescita: variazioni positive sia per la popolazione (+6,8%) sia per i pendolari residenti (+7,0%).
Firenze perde popolazione e segna decrementi in tutti gli indicatori, mentre il Sistema locale di Roma fa registrare variazioni positive a due cifre per la popolazione (+17,1%) e i pendolari residenti (+11,4%) dovute in parte all’acquisizione della quasi totalità del Sistema di Pomezia e, soprattutto, al forte aumento di popolazione nei Comuni della prima e seconda cintura della Capitale . L’incremento di popolazione nei Comuni della cintura spiega anche le variazioni registrate nel Sistema di Napoli dove, a fronte di una drastica riduzione della superficie del Sistema locale (dovuta alla crescita sostenuta dei contigui Sistemi di Caserta e Mondragone), il Sistema locale riesce comunque a registrare una variazione positiva in termini di pendolari residenti (+4,6%). Una dinamica opposta (forte decremento) dei Comuni di prima e seconda cintura di Genova porta a una diminuzione della popolazione nel periodo di interesse (-1,4%), malgrado l’incremento della superficie del Sistema locale. Il Sistema locale di Bari muta profondamente i suoi confini perdendo territori verso l’interno (Altamura) e inglobando i Sistemi nella fascia Sud-orientale dalle Murge (Acquaviva delle Fonti) alla costa adriatica (Rutigliano) In Sicilia sia Palermo che Catania registrano lievi incrementi di popolazione (+1% e +2,2%) accompagnati da un aumento più consistente di pendolari residenti (+6,4% e +11,5%, rispettivamente.
Sostanziale stabilità dei SLL 2021 rispetto alla precedente configurazione geografica
Anche se le partizioni individuate sono in numero inferiore, la configurazione geografica dei Sistemi locali 2021 rimane sostanzialmente stabile rispetto al 2011 (Prospetti 4 e 5). Il 55,5% dei SLL 2021 è identificabile anche nel 2011 e presenta modifiche di lieve entità. Al fine di rendere comparabile il confronto tra le due geografie si analizza la popolazione residente al 31.12.2021 ricostruita per i Sistemi locali del 2011 e del 2021. I Sistemi locali 2021 presenti anche nel 2011 e che risultano territorialmente inalterati sono 143 (27,8%)
Tali Sistemi, che hanno le medesime composizioni in termini di comuni appartenenti, si concentrano in Regioni dove la struttura del pendolarismo è particolarmente stabile (Umbria, Sicilia, Nord della Sardegna). Sono 83 (pari al 16,1%) i Sistemi locali che rimangono sostanzialmente invariati, ovvero dove la variazione della popolazione è inferiore al +/-5%; un ulteriore gruppo (60) include Sistemi marginalmente variati (con variazione della popolazione pari o maggiore del +/- 5% ma inferiore al +/-10%). I Sistemi locali di Veneto, Basilicata e Campania presentano le maggiori variazioni in termini di popolazione residente per via dell’espansione molto accentuata dei Sistemi locali di Verona, Matera, Potenza e Caserta che hanno inglobato Sistemi contigui.
Poco meno di un quinto dei Sistemi locali 2011 non è più identificabile nel 2021 : 121 Sistemi che in termini di dimensione demografica rappresentano il 6,4% della popolazione residente 2011. Tra questi, l’85% confluisce integralmente o per più del 70% della propria popolazione in un Sistema locale 2021 con capoluogo differente.
La maggior parte dei Sistemi che cambiano sostanzialmente la loro configurazione nel 2021 (69 su 121), e che quindi non sono rintracciabili come aggregati specifici di comuni, era di piccole dimensioni (meno di 6mila addetti). Si trattava di Sistemi locali ciascuno composto da un numero contenuto di Comuni, spesso localizzati in aree a forte spopolamento e, nel 32% dei casi, che non presentava (nel 2011) una specifica specializzazione produttiva .
Un ulteriore gruppo di Sistemi non più identificabili rispetto alla configurazione geografica 2011 (circa un terzo) si caratterizza per la presenza nella classe intermedia di addetti dell’industria e dei servizi (tra 6 e 18mila). Nella maggioranza dei casi si tratta di Sistemi locali in cui l’attività economica risulta in contrazione nel 2021 rispetto al 2018. Solo nove Sistemi del 2011 non più identificabili sono in espansione, ora inglobati in Sistemi caratterizzati da una dinamica positiva più accentuata e spesso con la medesima specializzazione produttiva (si veda ad esempio Valdobbiadene assorbito dal sistema locale di Montebelluna) o confluiti in quelli di grandi realtà urbane (ad esempio il sistema locale di Acquaviva delle Fonti confluito nel sistema locale di Bari).
Infine, tra i Sistemi 2011 non più identificabili nel 2021 circa uno su 10 ha una dimensione rilevante in termini di addetti (maggiore di 18mila). Tra questi solo due coincidono con aree in fase di espansione economica: il sistema locale di Vignola, che presentava una specializzazione nell’industria meccanica, confluisce in parte nel sistema locale di Modena (65% della popolazione) e in parte in quello di Bologna, entrambi in forte espansione economica nel 2021 rispetto al 2018; il sistema locale di Montichiari confluisce per l’85% della popolazione nel sistema locale di Desenzano del Garda (stessa specializzazione produttiva nell’industria meccanica, ma con il secondo in crescita maggiore rispetto al primo).
