(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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LICEO PRATI: TORNI AL CENTRO L’OGGETTIVITÀ DEI DATI.
La voce degli oltre 400 docenti trentini che hanno denunciato la gravità dell’operazione di screditamento mediatico del liceo Prati ha avuto un’ampia eco mediatica. Involontaria, nel senso che la comunicazione è rivolta al presidente Fugatti e al Consiglio provinciale. Sarebbe stato ingenuo pensare che tale eco non vi fosse, per il numero di firmatari e la rilevanza esemplare della questione sul tavolo.
Tra gli obiettivi di Docet non vi è certo quello di lasciarsi coinvolgere in querelle giornalistiche, tanto meno di ricercare visibilità mediatica. Ci corre quindi l’obbligo di ribadire che – nonostante le illazioni circolate – l’associazione non è stata la promotrice dell’iniziativa ma, certo, l’ha condivisa alla luce delle finalità statutarie: democraticità nella Scuola e svelamento di dati fattuali. Le adesioni, ben più numerose del bacino associativo, testimoniano ampia e trasversale convergenza nel mondo scolastico.
Convergenza della quale alcuni attori farebbero bene a tenere conto, anziché affrettarsi a ribadire l’innocenza individuale o corporativa.
In primis, il presidente della Consulta dei genitori, provinciale e del liceo Prati, responsabile del Dipartimento Istruzione regionale di Fratelli d’Italia, Maurizio Freschi, cui non si obietta la legittimità delle cariche elettive di rappresentanza ma l’evidente conflitto d’interessi che si è generato quando ha preso posizione su un intervento dell’assessora alla cui area politica egli stesso appartiene.
In secondo luogo i sindacati, mai così uniti come in questa vicenda. Ad essi Docet chiede di leggere bene il testo della lettera dove si rimarca il loro totale silenzio. Il riferimento non è alla visita ispettiva in sé, bensì all’utilizzo screditante d’informazioni parziali tratte dagli esiti di una procedura non ancora noti allo stesso liceo. È questo il silenzio che ci interroga, per le nostre finalità associative.
Infine l’aspetto centrale. In questo clamore mediatico è passata in secondo piano proprio la necessità di verificare gli elementi addotti dall’assessorato per dimostrare il “teorema”. Per mettere la parola fine su questa brutta pagina di scuola scritta dal di fuori della scuola, al centro dovranno esserci i dati inconfutabili ormai disponibili su tutte le testate giornalistiche. Dei quali – guarda caso – chi ha avviato la valanga mediatica non parla più. Rimettendo al centro l’oggettività dei dati, la campagna d’ispezioni a tappeto che l’assessora Gerosa ha annunciato alla scuola trentina avrà un modello di metodo cui ispirarsi.
