Di Luca Franceschi
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La maggioranza di centrodestra alla Camera ha deciso di bloccare le indagini che coinvolgono Andrea Delmastro, sollevando nuove polemiche sul rapporto tra politica e giustizia. La decisione è arrivata dalla Giunta per le autorizzazioni, che ha alzato quello che viene definito “lo scudo del potere” per impedire alla magistratura di proseguire il proprio lavoro.
La vicenda riguarda presunti legami tra l’ex sottosegretario e un prestanome del clan Senese. Secondo le accuse, la maggioranza starebbe impedendo agli inquirenti di verificare se Delmastro fosse realmente inconsapevole di questi rapporti e di accertare eventuali altre relazioni pericolose che potrebbero emergere dalle indagini.
Il Movimento 5 Stelle denuncia quella che considera una strategia sistematica del governo per ostacolare il contrasto alla criminalità organizzata, in particolare alla cosiddetta “mafia dei colletti bianchi”, ritenuta il sistema mafioso più pericoloso degli ultimi anni. L’accusa è che l’azione del centrodestra, sin dal suo insediamento, sia costantemente orientata a proteggere chi costruisce carriere politiche e fortune economiche attraverso collusioni con ambienti mafiosi.
Le critiche si estendono all’intera azione legislativa e istituzionale del governo, accusata di creare un sistema di impermeabilità alle indagini e di garantire impunità ai colletti bianchi. Questa strategia si concretizzerebbe attraverso l’approvazione di leggi che indeboliscono gli organi di indagine e controllo, la delegittimazione delle autorità indipendenti che potrebbero rappresentare un ostacolo all’azione governativa, e l’utilizzo strumentale delle prerogative parlamentari per proteggere gli alleati politici e colpire gli avversari.
Il Movimento 5 Stelle invita il governo Meloni a cessare di utilizzare la retorica antimafia quando le azioni concrete sembrano andare in direzione opposta. L’allarme lanciato riguarda le conseguenze di lungo periodo di queste scelte politiche: ogni giorno che passa, secondo i pentastellati, viene erosa la fiducia della società civile nelle istituzioni e nella politica, con un danno irreparabile per la democrazia del Paese.
