Di Luca Franceschi
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Per anni il programma di inchieste Report ha sottoposto a scrutinio pubblico politici, imprenditori, amministratori e magistrati. Bastava un’indiscrezione, una telefonata oppure una ricostruzione giornalistica per costruire trasmissioni, generare polemiche e alimentare processi mediatici. Oggi la situazione si è capovolta e il nome di Sigfrido Ranucci è comparso sulle pagine dei principali quotidiani italiani. Il Corriere della Sera, La Verità, Il Giornale, Libero, Il Tempo e persino Il Fatto Quotidiano hanno riportato una vicenda che solleva interrogativi significativi, ai quali non è possibile rispondere limitandosi a catalogare il tutto come un mero attacco politico.
Cristina Almici, deputato di Fratelli d’Italia, non ritiene opportuno procedere a una condanna preventiva. Sarebbe un errore commettere nei confronti di Ranucci lo stesso atteggiamento che Report ha frequentemente adottato verso altri soggetti. Proprio per questo motivo, nel pieno rispetto dei principi garantisti, Almici sostiene che ogni elemento della questione debba essere chiarito completamente e approfonditamente. Qualora trovassero conferma le informazioni pubblicate in questi giorni riguardanti le interlocuzioni con esponenti politici o i comportamenti potenzialmente incompatibili con il ruolo di giornalista della televisione pubblica, ci si troverebbe dinanzi a un fatto di notevole gravità.
Chi esercita la professione giornalistica deve mantenere l’indipendenza. Tale principio deve valere sempre, non esclusivamente quando si raccontano le vicende altrui. A questo si aggiunge una considerazione di natura politica che non sfugge agli osservatori. Coloro che per anni hanno applaudito Report come se fosse un tribunale mediatico oggi invocano prudenza e rispetto del garantismo. Risulta singolare osservare come determinati principi modifichino il loro peso e il loro significato a seconda di chi si trovi sottoposto ai riflettori dell’attenzione pubblica.
La credibilità di una testata si difende rispondendo ai fatti concreti. È precisamente ciò che Report ha sempre richiesto agli altri soggetti sottoposti alle sue inchieste. Ora è giunto il momento che lo stesso programma applichi questo criterio anche a se stesso.
