Di Luca Franceschi
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Il rapporto della Commissione europea sullo Stato di diritto in Italia, pubblicato oggi, mette in evidenza un quadro critico della situazione democratica nel Paese sotto il governo Meloni. Secondo Alessandro Zan, responsabile Diritti del Partito democratico ed eurodeputato, il documento europeo certifica il declino dello Stato di diritto, smentendo le narrazioni della premier con dati concreti e impressionanti per la loro severità.
Le criticità riscontrate dalla Commissione riguardano principalmente il clima politico e istituzionale. Il rapporto segnala preoccupazioni relative agli effetti del decreto sicurezza sullo spazio civico e sulle libertà fondamentali, oltre a documentare un aumento significativo degli attacchi politici rivolti contro la magistratura e delle pressioni esercitate sul settore dell’informazione.
La situazione della libertà di stampa emerge come particolarmente problematica, con segnalazioni di attacchi e intimidazioni nei confronti dei giornalisti. Inoltre, il rapporto evidenzia carenze sull’indipendenza della Rai, l’assenza di progressi concreti sul conflitto di interessi, la mancanza di vera trasparenza nei finanziamenti alla politica e questioni che destano preoccupazione riguardanti la riforma della Corte dei Conti. Si aggiungono a ciò regole sul lobbying ancora insufficienti e l’assenza di un’autorità nazionale indipendente dedicata ai diritti umani.
Secondo Zan, questi elementi rappresentano i pilastri della qualità democratica di uno Stato, e il governo Meloni ha fallito su tutti i fronti. Il richiamo della Commissione europea viene descritto come pesante e significativo, costituendo una prova tangibile del fallimento di una maggioranza incapace di garantire trasparenza, pluralismo e pieno rispetto dello Stato di diritto.
L’esponente del Partito democratico conclude sottolineando come, mentre l’esecutivo concentra energie nell’occupare spazi di potere e nel piegare le istituzioni ai propri interessi, rimangono irrisolti i problemi che l’Europa continua a indicare da anni e che vengono denunciati costantemente sia all’interno che all’esterno del Parlamento europeo.
