Di Luca Franceschi
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La Commissione parlamentare Antimafia ha approvato a larga maggioranza la relazione conclusiva del III Comitato, con cui si è affrontato il tema delle infiltrazioni della criminalità organizzata negli enti locali. Il lavoro è stato presieduto dal senatore di Fratelli d’Italia Salvo Sallemi e ha concentrato l’attenzione sulla norma che disciplina lo scioglimento dei Consigli Comunali a causa delle infiltrazioni mafiose.
La relazione rappresenta il risultato di oltre due anni di indagine, con inizio nel marzo 2024, e si è sviluppata attraverso un articolato ciclo di audizioni che ha coinvolto prefetti, magistrati, accademici, rappresentanti delle istituzioni, ANCI e altre associazioni di categoria. Sono stati ascoltati inoltre numerosi amministratori ed ex amministratori locali, per raccogliere prospettive diverse sulla questione affrontata.
L’obiettivo primario del Comitato è stato verificare, a distanza di quarant’anni dalla sua introduzione, l’efficacia dell’articolo 143 del Testo Unico degli Enti Locali, la norma che regola lo scioglimento dei consigli comunali per condizionamento mafioso. Dal 1991 a oggi sono 291 i Comuni sciolti per infiltrazioni mafiose. Il fenomeno, che storicamente ha interessato principalmente il Mezzogiorno, negli ultimi anni ha esteso la sua portata anche a numerosi enti del Centro e del Nord Italia, rappresentando una minaccia diffusa sul territorio nazionale.
I dati relativi alle recidive hanno fornito elementi significativi per le valutazioni della Commissione. Oltre un Comune su quattro tra quelli già sciolti è stato soggetto a nuove infiltrazioni, un dato che ha convinto il Comitato che il solo commissariamento non rappresenti una risposta sufficiente. È emersa la necessità di accompagnare questo strumento con ulteriori meccanismi in grado di prevenire efficacemente nuove infiltrazioni.
Tra i punti migliorativi proposti nel testo presentato in Commissione Antimafia figura l’introduzione di presupposti più chiari per lo scioglimento, al fine di ridurre i margini di incertezza interpretativa e garantire uniformità nell’applicazione su tutto il territorio nazionale. Un’altra innovazione rilevante riguarda l’introduzione del contraddittorio procedimentale, che consentirebbe agli amministratori interessati di essere ascoltati e comporterebbe l’obbligo di una motivazione rafforzata da parte dell’autorità procedente.
Viene inoltre proposta l’introduzione della decadenza individuale del singolo consigliere nei casi in cui il coinvolgimento riguardi una sola persona, così da evitare, quando possibile, lo scioglimento dell’intero consiglio comunale e preservare la rappresentanza democratica. Infine, si suggerisce un coordinamento con il decreto legislativo numero 235 del 2012 sull’incandidabilità, per eliminare le incongruenze che attualmente consentono a soggetti dichiarati incandidabili di ricoprire incarichi di governo locale o nazionale.
La relazione presentata non intacca la legittimità e il valore strategico dello scioglimento dei Comuni per mafia, che rimane uno strumento fondamentale nella lotta alla criminalità organizzata. Le modifiche proposte mirano unicamente a rendere lo strumento più moderno, efficace e equilibrato, adeguandolo alle sfide contemporanee e alle esigenze di tutela dei cittadini e delle amministrazioni locali.
