Di Luca Franceschi
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L’ultimo rapporto dell’OCSE mette in luce una situazione drammatica per milioni di lavoratori e lavoratrici del nostro Paese. Nel primo trimestre 2026, i salari reali in Italia risultano ancora inferiori del 6,1% rispetto allo stesso periodo del 2021, confermando il peggior dato tra le principali economie dell’area OCSE.
Mentre la media dei Paesi membri dell’organizzazione è tornata sopra i livelli pre-crisi, l’Italia resta ancorata all’ultimo posto della classifica. Una posizione che smentisce categoricamente la narrativa governativa di un Paese in ripresa e rilancio.
Nel nostro Paese si lavora, questo è innegabile, ma il valore di quel lavoro continua inesorabilmente a diminuire. Gli stipendi perdono terreno, il costo della vita grava sempre più pesantemente sulle famiglie, il potere d’acquisto è in costante discesa. Di fronte a questa emergenza sociale, chi siede al governo dovrebbe avere almeno il senso di responsabilità necessario per affrontare prioritariamente questa crisi.
Invece, mentre i salari italiani occupano l’ultimo posto nelle classifiche internazionali e milioni di persone hanno difficoltà concrete ad arrivare a fine mese, la maggioranza di centrodestra trova tempo ed energie per forzare l’approvazione del disegno di legge sulla caccia. Una scelta che appare totalmente scollegata dalle reali necessità del Paese.
Emerge così un paradosso inaccettabile: sul tema dei salari non viene intrapresa alcuna azione concreta, sul salario minimo si evita il confronto, sulla questione del lavoro povero si preferisce negare l’evidenza. Tuttavia, quando si tratta di soddisfare le richieste delle lobby, la velocità di intervento è tutt’altra.
L’Italia si trova all’ultimo posto per quanto riguarda la tenuta dei salari reali, eppure l’attenzione del Governo Meloni è concentrata sulla caccia. Questa fotografia restituisce con chiarezza l’ordine delle priorità: non i lavoratori, non chi affronta quotidianamente difficoltà economiche, non le famiglie né i giovani, ma l’ennesima battaglia di carattere ideologico e corporativo.
Di fronte a numeri così eloquenti servirebbero serietà, coraggio politico e misure concrete ed efficaci. Invece, il panorama attuale offre soltanto propaganda e provvedimenti che non rispondono alle reali esigenze del Paese.
