Di Luca Franceschi
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Il costo dei carburanti in Italia continua a rappresentare un peso insopportabile per i cittadini, con i prezzi che sfiorano i 2 euro al litro. Una situazione che non trova risposte da parte del governo, in particolare dal Premier Meloni e dal Ministro Urso, che mantengono un silenzio assordante di fronte a un’emergenza che colpisce duramente le tasche degli italiani.
Secondo le stime delle associazioni dei consumatori, questo salasso costa agli italiani 4 milioni di euro in più ogni giorno. Una cifra impressionante che si aggiunge al peso già gravoso che le famiglie devono sostenere per la mobilità quotidiana.
Gli inutili decreti Accise emanati in questi mesi si sono rivelati del tutto inefficaci. Dopo aver fatto cassa in Legge di Bilancio proprio sulla benzina, il governo ora nega l’esistenza del problema di fronte a rincari che hanno assunto proporzioni enormi per i cittadini.
La situazione è resa ancora più grave dall’affossamento colpevole della riforma del settore da parte del Mimit. Si trattava di un testo condiviso da tutti gli operatori del comparto, che avrebbe potuto produrre effetti positivi strutturali sui prezzi e garantire finalmente regole certe a un settore strategico per l’economia del Paese.
Per questo motivo mercoledì prossimo, durante i lavori in commissione, verrà nuovamente interrogato il Ministero delle Imprese e del Made in Italy. L’obiettivo è ottenere risposte concrete su una questione che non può più essere rimandata.
Le associazioni di categoria hanno già proclamato lo stato di agitazione e minacciato uno sciopero nazionale. Se la riforma non dovesse trovare spazio neanche nel disegno di legge sulla concorrenza, si tratterebbe dell’indegna conclusione di una legislatura che si è rivelata tragica per l’intero settore dei carburanti.
La mazzata per gli italiani è già in atto e le responsabilità del Ministro Urso appaiono evidenti. Il governo non può continuare a ignorare un problema che incide pesantemente sul potere d’acquisto delle famiglie e sulla competitività delle imprese. Servono risposte immediate e interventi strutturali, non più rinviabili.
