(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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“Voglio rivolgere un sincero ringraziamento alla Garante dei diritti delle persone private della libertà personale di Roma Capitale, Valentina Calderone, per il lavoro rigoroso e instancabile che svolge ogni giorno. La relazione presentata, nella sua durezza, oggi rappresenta una bussola per orientare le politiche pubbliche e richiama tutte le istituzioni a fare di più, ciascuna per le proprie competenze. In questi anni con la Garante abbiamo condiviso lavoro e visione, sulla scuola, sulla formazione e l’orientamento al lavoro per la popolazione detenuta, come aspetti fondamentali per offrire opportunità, ridurre la recidiva e in una parola, rispettare la Costituzione.
A Roma Capitale stiamo investendo con convinzione in questa direzione, rafforzando i servizi di orientamento al lavoro all’interno degli istituti penitenziari, sostenendo percorsi di qualificazione professionale e costruendo reti sempre più solide tra istituzioni, sistema produttivo e terzo settore.
I numeri del rapporto sono chiari: nel corso dell’ultimo anno il Centro di Orientamento al Lavoro dedicato alle persone detenute ed ex detenute ha accompagnato oltre 550 accessi al servizio e accolto più di 200 nuovi utenti. Parallelamente sono proseguiti i percorsi di formazione professionale, nell’ambito delle attività del Polo pubblico della Formazione, con il rilascio di 24 qualifiche professionali negli istituti di Rebibbia e nuove opportunità di inserimento lavorativo attraverso tirocini e percorsi personalizzati. Sono esperienze che dimostrano come investire sulle competenze significhi investire sulla sicurezza delle comunità e sul futuro delle persone.
Lo stesso vale per il lavoro svolto all’Istituto penale per i minorenni di Casal del Marmo, dove il progetto Scuole Aperte – che abbiamo fortemente voluto attivare- ha dimostrato come la scuola possa essere il primo e più potente strumento di cambiamento: ricostruire fiducia nelle proprie capacità, sviluppare competenze e relazioni significa offrire ai ragazzi un’alternativa concreta alla marginalità. È da qui che passa la possibilità di costruire un futuro diverso e di rendere davvero efficace la funzione rieducativa della pena.
Naturalmente tutto questo, da solo, non basta. Con questi progetti abbiamo toccato con mano le difficoltà esposte nel report: basti pensare alla mancanza di personale per accompagnare i ragazzi e le ragazze alle attività. Occorre un impegno strutturale e condiviso, capace di rafforzare l’offerta educativa e formativa negli istituti, creare occasioni stabili di orientamento e favorire un accesso sempre più concreto al lavoro. Perché una pena che non offre possibilità di cambiamento è una sconfitta per le persone coinvolte e per l’intera società”.
