(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
///
Al link il video delle perquisizioni:
https://www.poliziadistato.it/pressarea/Share/link/af27ddd2-7529-11f1-8763-736d736f6674
LA POLIZIA DI STATO DA’ ESECUZIONE A 8 MISURE CAUTELARI A CARICO DI SOGGETTI CINGALESI E ITALIANI. CONTESTATA ANCHE L’USURA E L’ESTORSIONE A UNO DEGLI INDAGATI.
La Polizia di Stato, nell’ambito di una complessa attività d’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Bologna, nella persona del Sostituto Procuratore dott. Tommaso Pierini, ha dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal G. I. P. presso il Tribunale di Bologna, nei confronti di 8 soggetti, cingalesi e italiani, gravemente indiziati di avere concorso tra loro al fine di favorire l’ingresso illegale sul territorio nazionale di decine di cittadini stranieri.
L’attività d’indagine della Squadra Mobile prendeva avvio nel 2025 dalle dichiarazioni rese da una donna cingalese la quale riferiva di essersi rivolta ad un connazionale classe 1973, chiedendogli aiuto economico al fine di sostenere la madre in Sri Lanka. La donna si rivolgeva a quell’uomo in quanto soggetto noto per prestare denaro a connazionali. Agli investigatori, la stessa aggiungeva di aver ricevuto in prestito complessivamente la somma di euro 2.000, pattuendo la dazione di interessi di importo pari al 60 % annuo.
La donna, dopo aver versato complessivamente la cifra di 1925 euro, a fronte del mancato pagamento completo delle somme e degli interessi pattuiti, riceveva offese e minacce da parte del soggetto che minacciava di fare del male a lei e alle sue figlie se non avesse pagato; condotta materialmente posta in essere più volte dalla di lui moglie e dalla zia, riuscendo così ad ottenere il pagamento di ulteriori ratei usurari.
Dalle dichiarazioni acquisite, riscontrate dai risultati delle attività di captazione telefonica e ambientale e dagli altri accertamenti eseguiti, emergeva, oltre ai gravi fatti di usura ed estorsione contestati al soggetto classe 1973, che quest’ultimo, unitamente ad altri due cittadini cingalesi, classe 1975 e 1969, utilizzando un negozio di telefonia sito in via Marconi, a Bologna, come ‘base operativa”, si adoperavano per consentire l’ingresso in Italia a cittadini stranieri, sfruttando il meccanismo del Decreto Flussi.
Dietro il corrispettivo di denaro, veniva offerta sia l’assistenza necessaria per entrare illegalmente varcando la frontiera, in particolare quella con i vicini paesi balcanici, sia la garanzia dell’ingresso in modo apparentemente legale attraverso procedure funzionali ad ottenere i titoli di soggiorno, materialmente completate attraverso il ricorso a documentazione in tutto o in parte contraffatte.
I tre indagati, tutti destinatari della custodia cautelare in carcere, avevano infatti organizzato un’attività di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, incentrata sull’inoltro delle istanze allo scopo di ottenere nulla osta per l’ingresso di lavoratori stranieri sul territorio nazionale, basate su rapporti di lavoro falsi, al fine di consentire la realizzazione di un rilevante profitto illecito. I clienti, ovviamente, pagavano i tre connazionali per il servizio reso, arrivando a percepire diverse decine di migliaia di euro per ogni singolo straniero.
Il cingalese classe 1975 si occupava anche di creare diverse ditte a lui riconducibili, da utilizzare nelle varie pratiche fittizie, inserite sui portali della pubblica amministrazione.
Dalle indagini della Squadra Mobile emergevano anche rapporti con un ‘Boss di Salerno’, non identificato, il quale si occupava di emettere contratti di lavoro fittizi per i lavoratori segnalati dagli indagati.
Nel corso dell’attività di indagine, svolta nell’anno 2025 ma avente ad oggetto pratiche di stranieri arrivati sul territorio nazionale tra il 2022 e il 2025, emergeva il ruolo di procacciatori di altri due cittadini cingalesi, classe 1975 e classe 1979, destinatari, invece, della misura personale del divieto di esercitare imprese ovvero di assumere uffici direttivi di persone giuridiche che svolgano attività con impiego di lavoratori extracomunitari, i quali si occupavano di procacciare clienti.
Tra gli 8 indagati risultano anche due cittadini italiani, classe 1962 e classe 1979, nonché una donna originaria dello Sri Lanka classe 1961, tutti destinatari della misura cautelare degli arresti domiciliari, in quanto indiziati di aver collaborato con i predetti indagati, favorendo l’immigrazione clandestina di decine di lavoratori, mediante la presentazione di nulla osta, tramite lo Sportello Unico Immigrazione, riferiti a fittizi contratti di lavoro in capo alle società delle quali gli stessi erano soci, amministratori ovvero delle quali detenevano le quote.
Le analisi effettuate sulla documentazione evidenziavano ulteriori anomalie, come ad esempio con riferimento alle dichiarazioni di ospitalità, dove veniva verificata la presenza di alloggi per decine di lavoratori presso indirizzi ove avevano sede legali le suddette società.
Il meccanismo, rodato e particolarmente redditizio, ha permesso l’ingresso negli ultimi anni di numerosi cittadini cingalesi, i quali hanno stipulato fittizi contratti di lavoro, in cambio di importanti somme di denaro contante consegnate ai connazionali destinatari di misura cautelare, i quali, grazie a società riconducibili a cittadini italiani complici nell’attività illecita, hanno garantito nulla osta idonei all’ingresso sul territorio nazionale.
