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LETTERE AL DIRETTORE

WALTER PRUNER * ELIGENDISMO POPULISTA: «SIGNIFICA POTERE AGIRE IN MASSIMA AUTONOMIA, CON RAPIDI SPOSTAMENTI TATTICI A SECONDA DELL’INDIRIZZO DELL’ONDA»

Scritto da
10.16 - mercoledì 1 luglio 2026

Gentile direttore Franceschi,

allego quanto oggi pubblicato sul quotidiano Corriere del Trentino, anche per consentire la visione ai lettori di Opinione.

Walter Pruner – Trento

 

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Il politicamente scorretto funge oggi da spartiacque tra leader con leadership e leader senza leadership. Al netto di questa doverosa premessa, credo possano sommessamente trovare spazio valutazioni politiche e non personali che inquietano per la loro speculare tragicità di ritorno.

Era il 2018 in Trentino, il lontano 2018, quando si affastellarono tentativi di ribaltoni in casa del centro sinistra autonomista: finirono col consegnare alla destra sovranista il Trentino. Ora, a quasi otto anni da quella vittoria storica sul secolare centrismo, si stagliano all’orizzonte le riverniciate novità di allora, naturale frutto di una politica che abdicando alla ordinaria amministrazione spinge quest’ultima ad autoriprodursi.

Ci viene così consegnata un’ evoluzione di populismo, priva dei caratteri del conosciuto primitivo populismo leghista “salvino-meloniano”: è un neo populismo gentile, con una metrica meno sguaiata, più pervasiva perché non urlata e dalla confezione stilistica più consona alle nostre latitudini.

Neo populismo ovvero eligendismo. Eligendismo populista che non è un virus, non è una malattia, è un preciso format che nella declinazione trentina si nutre di speculari contenuti civici atti a lubrificare un sistema di obiettivi importanti coinvolgenti una ristretta corte.

L’uso disinvolto del termine civico funge qui da vaccino e collante non solo in ambito post democristiano ma si adatta perfettamente a modelli di improvvisazione ed improvvisati comunque e sempre disponibili alla carica più alta, Eligendi, appunto, candidati per ogni stagione, avatar senza tempo e senza stagionalità. Si spendono per il bene comune, con ampia generosità a farlo nulla chiedendo ma solo richiesti dalla gente cui non possono sottrarsi, come il vigile che si dichiara incompetente a decidere perché chiamato dal vicino. Per dove e se dotati di cilindrata necessaria questo è tutt’altro tema, quello che l’eligendo populista centrista e sovranista non interessa.

La premessa di questo eligendismo populista, privo di traiettorie che non siano quelle dell’elezione personale, è che non si possano pretendergli confini. Veste abiti politici duttili a seconda delle circostanze, in lana cotta o sartoriali, non sarà mai di destra o di sinistra, popolare o aristocratico, pubblico o privato. È civico.

L’eligendista populista, come il pongo, si adatta. Tiene le mani libere. Le posture istituzionali le considera forme di precetto formali, i programmi basta che producano suggestioni elettorali. Perché infondo, al popolo, certi dettagli, non interessano, basta l’asfalto e l’illuminazione.

Agli eligendisti populisti è sufficiente barattare l’assenza di bussola politica con la necessità di essere pragmatici, pratici: uomini prima del fare che del pensare.

La base non negoziabile dell’eligendismo populista è quella di poter agire sempre in massima autonomia, con rapidi spostamenti tattici a seconda della portata e dell’indirizzo dell’onda. Concavi e convessi allo stesso tempo. Sovranisti territoriali sempre, salvo un collegio blindato in Veneto, e all’ eligendo populista va bene lo stesso.

A volte il riferimento di questo populismo di centro accampa ragioni politiche in una originale quanto distorta adozione di esperienza democristiana, abusata il più delle volte nel vuoto cosmico di urticanti inappropriatezze storiche.

Altre volte, assistiamo ad un populismo centrista che può radicare, lo schema è sempre lo stesso, a destra financo nelle file di un bradisismo autonomista “centrista” che millanta difficoltà di dialogo con i sovranisti, salvo starsene al loro fianco finché poltrone e ginocchiere reggono.

Quando gli interessi tra partito e singolo divergono l’eligendista populista punta a cambiare le regole del gioco, vedi deroga terzo mandato, si concentra sui propri destini personali a prescindere e si mette singolarmente in sicurezza.

Questo eligendismo populista è qualche cosa di più subdolo e diverso dal populismo prima maniera: il politicamente scorretto diventa per incanto una medaglia da esibire e l’assenza di coordinate programmatico valoriali un agio irrinunciabile.

Se, tutto in uno, nidificare nella Dc, flirtare con le stelle alpine, traccheggiare col mondo dei Sindaci, trovare scranno con i post missini, abbandonarli per un neo-civismo, può possedere i crismi di una speculare e tragica attualità di ritorno, qualche domanda sullo stato di salute complessivo dell’Autonomia, quale laboratorio politico, credo vada posta, anche partendo dall’hardware di sistema.

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