Di Luca Franceschi
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Angelo Bonelli, deputato di AVS e co-portavoce di Europa Verde, interviene per chiarire le ricostruzioni pubblicate da alcuni quotidiani riguardanti la composizione dell’eventuale governo. «Leggo titoli su ministeri e governi che non esistono ancora. Ho visto persino il mio amico Nicola Fratoianni indicato come ministro delle Infrastrutture: sono ricostruzioni fantasiose», afferma nel corso di una discussione su Omnibus. Secondo Bonelli, la vera priorità deve concentrarsi su una prospettiva ben diversa: «Oggi la vera sfida è costruire un’Europa più forte sul piano industriale, tecnologico e politico».
Sul tema della coesione del centrosinistra, Bonelli individua un elemento unificante fondamentale: la costruzione di una politica europea di difesa comune. «Un percorso che rafforza l’autonomia dell’Europa e rappresenta anche una risposta alla pretesa degli Stati Uniti di imporre i propri modelli e le proprie industrie degli armamenti», spiega il deputato di Europa Verde, tracciando una linea chiara sulla sovranità europea e sulla riduzione della dipendenza dal modello statunitense.
I dati del SIPRI forniscono un quadro allarmante della situazione globale. Nel 2025 la spesa militare mondiale ha raggiunto il record di 2.888 miliardi di dollari, un aumento che contraddice le promesse degli ultimi anni. «Ci avevano detto che più armi avrebbero garantito più pace, ma i conflitti sono aumentati», osserva Bonelli, sottolineando l’inefficacia della corsa agli armamenti come strumento di stabilità internazionale.
In questo contesto, Bonelli assume una posizione netta rispetto alle spese militari: «Diciamo no all’obiettivo del 5% del PIL per le spese militari. È un impegno insostenibile». La proposta alternativa mira a invertire le priorità: «Bisogna uscire dall’ipocrisia e investire invece in una difesa europea comune, senza sacrificare sanità, welfare e salari». Un messaggio che contesta la narrativa secondo cui l’aumento delle spese militari sia inevitabile e ineluttabile.
Secondo la visione di Bonelli, il vero campo di battaglia del XXI secolo non si gioca sugli armamenti. «La competizione decisiva non si gioca sugli armamenti, ma sulla capacità industriale, tecnologica e scientifica dell’Europa», conclude il co-portavoce di Europa Verde, spostando il focus dalla sicurezza militare alla competitività e all’innovazione come fondamenti della forza europea nel nuovo secolo.
