Di Luca Franceschi
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Il vicepresidente del Movimento 5 Stelle Stefano Patuanelli ha sollevato interrogativi urgenti sulla gestione della crisi internazionale in Medio Oriente, in particolare dopo l’ultimo attacco su Beirut.
L’episodio è stato definito dall’amministrazione Trump come un errore, ma secondo Patuanelli questa giustificazione non può più essere accettata come sufficiente di fronte alla gravità e alla ripetitività degli eventi.
Il senatore del M5S ha posto l’accento su una lunga serie di episodi drammatici che hanno caratterizzato il conflitto: convogli umanitari colpiti, operatori internazionali uccisi nel corso delle loro missioni, giornalisti che hanno perso la vita mentre documentavano gli eventi, ospedali e campi profughi ridotti in macerie sotto i bombardamenti.
Il bilancio umano è devastante, con decine di migliaia di vittime civili registrate nella Striscia di Gaza, mentre l’intera regione mediorientale viene progressivamente trascinata verso un’escalation bellica sempre più pericolosa e incontrollabile.
Di fronte a questa sequenza di tragedie, le spiegazioni fornite appaiono sempre identiche: si parla di errori, di incidenti, di danni collaterali inevitabili. Eppure, ogni volta, a queste giustificazioni segue il silenzio della comunità internazionale.
Patuanelli ha quindi rivolto un appello diretto al Governo italiano, chiedendo quale sia la soglia necessaria perché venga pronunciata una parola di condanna chiara e inequivocabile.
La domanda centrale riguarda l’applicazione del diritto internazionale: il vicepresidente M5S si interroga su quale debba essere il limite oltre il quale le norme del diritto internazionale tornino a valere anche per Israele e, in particolare, per il governo guidato da Netanyahu.
