Di Luca Franceschi
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Il quadro sulla salute mentale delineato dall’ultimo rapporto del ministero della Salute desta profonda preoccupazione. Nel corso del 2024, i cittadini assistiti dai centri specialistici territoriali sono stati circa 850mila, registrando una diminuzione di quasi diecimila unità rispetto all’anno precedente.
Questi numeri rappresentano appena l’1,7% della popolazione totale e corrispondono a un decimo di coloro che necessiterebbero effettivamente di assistenza. Secondo le stime del Global burden of disease, infatti, circa il 16% degli italiani avrebbe bisogno di supporto psicologico.
Sulla base di queste cifre emerge un dato allarmante: almeno sei milioni di adulti in Italia non hanno accesso ai servizi pubblici di salute mentale. Una parte di questi cittadini rimane senza diagnosi e cure adeguate, mentre altri sono costretti a rivolgersi al settore privato, spesso a causa delle lunghe liste di attesa e della scarsa qualità dell’assistenza nella sanità pubblica.
Altrettanto preoccupante risulta l’incremento nell’utilizzo di farmaci antidepressivi, cresciuto di circa il 25%. Di fronte a questa vera e propria emergenza, le risorse destinate alla salute mentale appaiono del tutto insufficienti, quando invece sarebbe necessario destinare almeno il 10% del budget complessivo della sanità a questo settore cruciale.
Il Movimento 5 Stelle ha sempre dimostrato grande attenzione verso la tematica della salute mentale, impegnandosi in diverse battaglie parlamentari: dal bonus psicologo all’introduzione dello psicologo di base, fino allo psicologo scolastico. Una direzione chiara, orientata all’incremento delle risorse disponibili e dei servizi offerti ai cittadini.
L’esecutivo ha invece seguito finora una strada diametralmente opposta, procedendo con tagli proprio su risorse e servizi fondamentali per la popolazione. È giunto il momento di invertire questa tendenza e cambiare rotta in maniera decisa.
