Di Luca Franceschi
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La riforma fiscale del governo Meloni sta producendo risultati concreti e misurabili. A confermarlo sono i dati ufficiali del Ministero dell’Economia e delle Finanze, che registrano come quasi 200mila partite IVA hanno spontaneamente aumentato il proprio reddito dichiarato per allinearsi ai requisiti del concordato preventivo biennale. Un segnale politico preciso che dimostra come la fiducia nel fisco si costruisce con regole giuste e non con la repressione.
Il merito del successo dell’iniziativa va attribuito al lavoro portato avanti con determinazione dal viceministro Maurizio Leo, che ha saputo costruire un sistema in cui conviene emergere, facendo sì che i lavoratori autonomi emergano spontaneamente senza necessità di accertamenti, controlli a tappeto o cacce al contribuente.
Per decenni le forze di sinistra hanno agitato lo spettro dell’evasione fiscale come arma politica, senza mai risolvere effettivamente il problema. Il risultato era una maggiore pressione sulle imprese, più contenziosi, meno gettito reale e un intero categoria di lavoratori autonomi trattata come sospettata per definizione. Fratelli d’Italia e il governo hanno scelto una strada completamente opposta, basata su incentivi positivi piuttosto che su coercizione.
Il concordato preventivo biennale rappresenta un patto chiaro tra lo Stato e il contribuente: certezza delle imposte per due anni, protezione da accertamenti e possibilità di pianificare realmente il futuro. Chi aderisce sceglie la trasparenza non perché costretto, ma perché conveniente. Nessun accertamento a sorpresa, nessuna pressione arbitraria, solo un patto equo tra lo Stato e chi lavora.
Duecentomila lavoratori autonomi in più che dichiarano redditi superiori non rappresentano un semplice fatto burocratico, ma un segnale politico significativo del cambio di rotta nelle politiche fiscali. Il cantiere della delega fiscale rimane ancora aperto e i risultati già conseguiti offrono prospettive promettenti per il proseguimento del lavoro di riforma.
