Gentile direttore Franceschi,
il nuovo modello organizzativo. Rovereto, Procura di carte? Verticalizzazione, visti resi obbligatori ma apposti tardivamente, capacità di indagine sotto pressione, personale amministrativo allo sbando, polizia giudiziaria sottoimpiegata. Il nuovo modello organizzativo della Procuratrice della Repubblica di Rovereto due anni dopo l’insediamento —un modello, forse, da rivedere.
Il progetto organizzativo 2026/2029 recentemente comunicato dalla stessa Procura alle avvocate e agli avvocati roveretani, letto in uno con la delibera con la quale lo scorso 2 luglio il CSM ha archiviato il procedimento aperto sulla gestione della Procura di Rovereto guidata dalla Dott.ssa Orietta Canova, restituiscono un quadro che invece merita di arrivare ai cittadini del circondario.
Il fatto da cui tutto è partito.
Il 9 marzo 2024, sei mesi dopo l’insediamento della nuova dirigente, entrambi i magistrati dell’ufficio della procura — il 100% dei sostituti — sottoscrivevano una nota di doglianze al Procuratore Generale di Trento. Non la maggioranza: la totalità. Un atto raro nella storia dell’autogoverno della magistratura, tantopiù in una procura piccola che ovviamente è retta da logiche diverse da quelle di grandi città.
Il caso simbolo che emerge dalle carte per caratterizzare il nuovo corso: un procedimento per violenza sessuale, materia da codice rosso e dunque da trattare con priorità. La richiesta di archiviazione del sostituto viene trasmessa al Procuratore il 27 novembre 2023. Il visto arriva il 14 ottobre 2024: quasi un anno dopo. Davanti al CSM la Procuratrice ha giustificato l’episodio con una “erronea collocazione negli armadi” (a proposito di carta). Non è l’unico caso: un’avvocata ha segnalato al Consiglio dell’Ordine un altro visto apposto con oltre dieci mesi di ritardo. Un terzo procedimento — patrocinato dal Presidente COA — è rimasto fermo nella segreteria della dirigenza dopo l’invito del GIP a riformulare l’imputazione.
Vale allora la pena riportare testualmente il passaggio della delibera del CSM del 2 luglio 2025, perché chiarisce in che termini il Consiglio Superiore della Magistratura ha qualificato la gestione della Dott.ssa Canova: “.. un modello organizzativo dal taglio particolarmente formale e rigoroso (si pensi alla sovrabbondanza dei visti) che può aver ingenerato, altrettanto comprensibilmente, riserve e ritrosie da parte dei magistrati, del personale amministrativo, del Foro e della PGprocura di rovereto, anche in considerazione delle dimensioni particolarmente esigue dell’ufficio.”
Il passaggio merita di essere letto con attenzione. Il CSM, nelle proprie parole, qualifica il modello della nuova Procuratrice come “particolarmente formale e rigoroso”, parla apertamente di “sovrabbondanza dei visti” e dà atto delle “riserve e ritrosie” che esso ha generato in tutte le componenti dell’ufficio — magistrati, personale amministrativo, Foro e Polizia Giudiziaria. Non una categoria, non un settore: tutte e quattro. Per quanto la formula dell’archiviazione sia, sul piano tecnico, una formula di chiusura, la fotografia del modello che la sostiene è una fotografia critica.
Il modello cartaceo. Il CSM stesso parla di “sovrabbondanza dei visti” e il Procuratore Generale di Trento di “eccessiva dilatazione”.
Aggiungasi: provvedimento del 18 ottobre 2023 che impone l’inserimento nei fascicoli delle interlocuzioni interne tra Procuratore e Sostituti (giustificato dalla dirigente con la necessità di “evitarne lo smarrimento” .. ); comunicazioni a mezzo “note a protocollo”; autorizzazione preventiva del Procuratore per l’estrazione di copia delle richieste di archiviazione. Un sistema epistolare protocollato che ha tassato il tempo-lavoro disponibile su un ufficio piccolo: il sospetto è che sulla sostanza venga preferita la forma.
MA C’È DI PIÙ. Il modello carta-centrico: lo stesso provvedimento – adottato a meno di un mese dopo l’insediamento, cioè con scarsa conoscenza dell’esistente, che pure a mia memoria negli ultimi 25 anni aveva dato prova di funzionamento perché ragionevolmente impostato su sinergie, orizzontalità, comunicazione – tutte le interlocuzioni tra Procuratore e Sostituti vanno dentro al fascicolo d’indagine. Cioè: ogni scambio interno diventa atto ostensibile. Roba che la Circolare CSM riserva a casi residualissimi. Comunicazioni interne con i propri sostituti (!) via “note a protocollo”. In Procura a Rovereto, fatta di 2 magistrati oltre alla Procuratrice, è dunque necessario scrivere a un collega di stanza accanto come se fosse .. il Ministero!
I numeri che emergono dal nuovo progetto organizzativo. La delibera CSM dà atto di una produttività “in linea di sostanziale continuità”. Le statistiche sono sempre da maneggiare con cura, ma il progetto organizzativo recentemente trasmesso al foro, letto con attenzione, racconta però una storia più sfumata — e in alcuni segmenti preoccupante.
Sul fronte dei procedimenti con autore identificato la fotografia è quella di un ufficio sotto pressione: i sopravvenuti del 2024 sono balzati a 1.938 (contro 1.731 del 2023, +12%), e la Procura ha definito 1.898 fascicoli — il dato più alto del quadriennio dopo il 2021. Le pendenze a fine 2024 si attestano a 1.614, in crescita di 40 unità sul 2023. Su questo segmento, in sostanza, la macchina ha tenuto il passo dell’ondata in entrata, sia pure di poco. Sono certo che se potessimo consultare la produttività individuale dei tre magistrati inquirenti potremmo ottenere maggiori informazioni , ora celate dietro a questi numeri aggregati.
Ma problema è altrove. Ed è un problema che si vede solo guardando fra le pieghe. Così, ad esempio, nei procedimenti contro ignoti, che è il segmento che dipende interamente dall’attività investigativa: senza il lavoro della Polizia Giudiziaria, un fascicolo contro ignoti non si muove. I numeri del 2024 — primo anno completo di gestione della nuova Procuratrice— sono questi: sopravvenuti 1.951 (+14% sul 2023), esauriti 1.731 (-3,5% sul 2023), pendenze a fine periodo passate da 96 a 316: triplicate in un anno.
Più fascicoli in entrata, meno definizioni in uscita, tre volte tanto arretrato. Qualcuno si è chiesto se il modello “particolarmente formale e rigoroso” (parole del CSM) abbia qualche ruolo? Secondo la interpretazione della stessa Procuratrice i numeri rivelerebbero maggiore produttività tout court rispetto al periodo precedente.
Certo una Polizia Giudiziaria in sede impiegata su compiti amministrativi non riesce a tenere il passo dell’attività investigativa vera, e questo si vede esattamente sul modello in cui dovrebbe vedersi. Andrebbe capito se si tratti di coincidenza statistica o sia la conferma matematica di una scelta organizzativa.
Il personale amministrativo allo sbando. Lo vediamo purtroppo nei corridoi sempre più vuoti, e lo scrive la Procura stessa nel proprio progetto. Assenze per malattia, trasferimenti (la assistente giudiziaria addetta all’esecuzione è stata sostituita da un funzionario “privo di recente esperienza specifica” – nota per tutte e tutti: si tratta della persona che è snodo essenziale per mettere in esecuzione pene pecuniarie e detentive!). Ancora. non c’è più collaborazione dell’unità addetta alla digitalizzazione e all’inserimento degli atti nel sistema TIAP.
Direttore amministrativo: vacante (se n’è andato dopo molti anni di eccellente servizio, proprio poco dopo l’arrivo della Procuratrice). Difficoltà con il personale della Regione. Il bilancio onesto della stessa dirigenza è devastante: “i pochi addetti stabili sono di fatto un Funzionario più anziano e due Cancellieri”. Speriamo che la Procuratrice si sia chiesta se di colpo la Procura di Rovereto non sia forse diventata sede sgradita al personale. La verticalizzazione, si può ipotizzare, non è poi un modello tanto attrattivo per le lavoratrici ed i lavoratori.
La Polizia giudiziaria che fa scartoffie, come scrive il progetto organizzativo nero su bianco: gli addetti alle Aliquote dei Carabinieri e della Polizia di Stato sono impiegati come ausilio per “decreti penali, procedimenti del Giudice di Pace e altre attività di supporto” (tipo fare le iscrizioni, nota). Tradotto: la Polizia Giudiziaria roveretana presso la Procura — preziosa risorsa investigativa! — viene appiattita su compiti amministrativi o a fare da assistente alla Procuratrice.
Ma le indagini allora chi le fa?
A questo si aggiunge che come emerge dagli atti del procedimento avanti al CSM la Procuratrice appena arrivata ha ritenuto di indirizzare una nota di richiamo formale al Comandante della Stazione Carabinieri di Rovereto e al Comandante Provinciale, episodio qualificato dallo stesso Procuratore Generale di Trento davanti al CSM come un “fuor d’opera” — espressione sorprendente per durezza, e che equivale a un giudizio di palese censura (la dirigente, va detto, si è poi scusata in sede di chiarimento). Sul piano del rapporto funzionale Procuratore-Arma è un dato che parla da sé: si chiede alla PG di fare lavoro amministrativo, e quando interviene sull’attività investigativa lo si fa .. con una lettera di richiamo che lo stesso Procuratore Generale ha appunto qualificato come fuori bersaglio.
Il CSM ha archiviato la pratica per incompatibilità perché le regole chiedono un vulnus “attuale e perdurante”, non valuta retrospettivamente le scelte gestionali — e non aveva, peraltro, ad oggetto il nuovo modello organizzativo. Il modello del quadriennio 2026/2029, che si spera non entri in vigore, contiene i dati su cui città e foro roveretano hanno tutto il diritto di interrogarsi: verticalizzazione estrema, burocratizzazione, circolari, protolli, personale in dissesto, PG distratta dall’investigazione, fascicoli che continuano a passare (e attendono) per la segreteria della dirigenza- Ma per le cittadine e i cittadini di Rovereto, e per i loro difensori, l’efficacia dell’azione della Procura locale non si misura con il numero di visti, circolari, protocolli che la dirigenza ritiene evidentemente prioritari.
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Avv. Nicola Canestrini – Rovereto (Tn)
