Di Luca Franceschi
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Il deputato del Movimento 5 Stelle Alessandro Caramiello, primo firmatario di una proposta di legge sulla Polizia Locale, è intervenuto duramente durante la discussione generale sul testo proposto dal governo, definendo la riforma presentata un documento che trasuda ipocrisia.
Secondo il parlamentare pentastellato, quella che viene spacciata come riforma della Polizia Locale italiana è in realtà un’opera di alta ingegneria del fumo, che non fa i veri interessi degli operatori e non ascolta la voce della strada, nascondendo la volontà di creare una polizia a basso costo.
Caramiello ha sottolineato come si potesse partire da un testo condiviso, dal momento che la Polizia Locale non può avere una bandiera di partito. Invece, questa delega al governo risulta essere un testo che non risponde alle reali esigenze del comparto. Nella sua attuale struttura, il disegno di legge rappresenta una mina vagante.
Il deputato ha portato come esempio concreto il problema dei requisiti minimi di ammissione ai Corpi. La legge delega non dovrebbe demandare ai regolamenti l’individuazione di questi requisiti, perché il rischio è quello di avere non venti requisiti diversi, quante sono le Regioni, ma addirittura ottomila, quanti sono i comuni. Servirebbe invece la delega all’adozione di una norma nazionale.
Anche lo strumento stesso della legge delega viene considerato un errore. Caramiello si è chiesto chi scriverà i dettagli della riforma e chi deciderà, lontano dagli occhi dei sindacati, delle associazioni di categoria e del Parlamento, la reale entità delle tutele. Una parte consistente del comparto chiedeva un testo capace di riscrivere direttamente la disciplina sotto la luce del sole.
Il punto che più di tutti svela la natura mendace del provvedimento è, secondo il parlamentare M5S, la clausola di invarianza finanziaria. Come si può parlare di rafforzamento degli organici se non si stanziano i soldi per le assunzioni, si è domandato Caramiello. Come si può promettere un’equiparazione delle tutele infortunistiche e previdenziali se non si coprono i costi di questa operazione. Il Fondo stanziato da venti milioni di euro annui è stato definito una cifra ridicola.
Anche sulla questione dell’accesso allo Sdi il disegno di legge ha preso la strada sbagliata. Oggi un agente di Polizia Locale che ferma un’auto sospetta non ha accesso diretto alla banca dati Sdi sui precedenti criminali e altre informazioni, ma deve chiamare la Polizia di Stato o i Carabinieri.
L’accesso allo Sdi per la Polizia Locale è stato previsto da leggi del 2008, 2017 e 2018, ma la norma è stata sistematicamente disapplicata. Inserirla oggi in una legge delega, senza una garanzia di attuazione immediata, ha il sapore dell’ennesima beffa, ha denunciato il deputato.
Caramiello si è poi chiesto come mai questa maggioranza si ostini a non voler riconoscere la Polizia Locale come Forza di Polizia a ordinamento locale. La critica è che si vuole che questi lavoratori facciano pubblica sicurezza, che gestiscano l’ordine pubblico, ma ci si ostina a considerarli impiegati comunali quando c’è da pagare lo stipendio o riconoscere i benefici.
Il parlamentare ha concluso il suo intervento affermando che questo testo ignora la realtà della strada e calpesta la dignità di chi la vive ogni giorno. Per questi motivi ha anticipato che il voto del Movimento 5 Stelle sarà convintamente contrario.
