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ENPA – TRENTINO * GREGGE PECORE: SANDRI, «PREDATO PERCHÉ IL RECINTO ELETTRIFICATO NON FUNZIONAVA»

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12.09 - sabato 18 aprile 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Gregge di pecore predato perché il recinto elettrificato non funzionava.

Oltre 50 pecore allevate per la produzione della lana predate dai lupi, perché il recinto di protezione non funzionava. È accaduto in Trentino, a Comano Treme, in una zona in cui la presenza di lupi è ben nota ed in cui l’allevamento deve accompagnarsi a modalità di protezione certe: questione che fortunatamente non grava sugli allevatori, in quanto esse vengono totalmente finanziate dalla Provincia autonoma di Trento, mentre all’imprenditore rimane in carico l’impegno di mantenerle in efficienza, così da garantire una adeguata tutela degli animali.

Siamo certamente i primi a dispiacerci per l’accaduto, anche in considerazione del fatto che non si trattava di animali da macello, in quanto erano allevate per la produzione di lana. Forse un unicum, perché le pecore che vengono allevate in Trentino hanno di solito come unica fine il macello.

Ma nonostante ciò, per comprendere quanto accaduto è necessario rifarsi ai controlli del Corpo forestale provinciale, che ha verificato che il recinto non era funzionante. E alla reazione inutilmente rabbiosa del primo cittadino rispondono senza smentita le dichiarazioni inequivocabili della Provincia autonoma di Trento: ”Il Servizio Faunistico richiama l’attenzione sulla necessità di garantire nel tempo la piena funzionalità delle opere di prevenzione. La presenza e la continuità della corrente negli elettrificatori, insieme alla verifica delle condizioni delle recinzioni, incidono direttamente sull’efficacia degli strumenti di difesa.”

Invece che reagire alzando la voce, il primo cittadino dovrebbe ricordarsi del suo dovere come garante degli animali presenti sul suo territorio: “tutti” gli animali, non solo quelli che secondo lui lo meritano. Glielo diciamo con cognizione di causa, perché fin quasi il 1980 è un dovere cui abbiamo fatto fronte noi dell’ENPA: un dovere che gli imporrebbe di affiancare questi allevatori anche con il supporto necessario a gestire adeguatamente il funzionamento delle attrezzature che – se, per l’appunto, adeguatamente manutenute e affiancate ad altri ulteriori sistemi di prevenzione – garantiscono l’azzeramento del rischio, oppure una forte limitazione dei danni.

Inoltre ricordiamo al primo cittadino, e assieme a lui a tutti i primi cittadini del Trentino, che loro dovere istituzionale è la tutela – anche – degli animali liberi (quindi anche dei selvatici) presenti sul loro territorio di competenza. E la migliore tutela è quella di proteggere adeguatamente gli animali d’allevamento, cosicché i lupi e gli altri grandi carnivori si rivolgano alle prede selvatiche, fra cui i cinghiali, comportando, inoltre, un forte beneficio ai coltivatori, che spesso in quelle stesse zone si trovano a veder compromesso l’intero raccolto a causa dei danni prodotti da una specie che sembrerebbe essere stata immessa a puro scopo venatorio, e che oggi si sta rivelando una delle peggiori catastrofi per le colture.

Un’azione, quella di contenimento dei cinghiali da parte dei lupi, che comporterebbe una gestione naturale delle dinamiche delle specie e uno sgravio economico per le finanze della stessa Provincia autonoma di Trento, che ha dovuto anche quest’anno prevedere nuove misure d’indennizzo, con la delibera 288/2026, con cui ha facilitato l’accesso ai rimborsi per sostenere gli agricoltori, coprendo fino al 90% del danno accertato e abbassando la soglia minima di spesa a 500 euro.

 

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Per ENPA del Trentino Sezione di Rovereto, la presidente Ivana Sandri

 

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