Di Luca Franceschi
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“L’ennesimo fallimento della Nazionale e le dimissioni di Gravina certificano una verità che non si può più ignorare: siamo di fronte a un sistema bloccato, che produce debiti e sconfitte. Non è una questione di cambiare il presidente, o l’allenatore. Il problema è molto più profondo. Lo ha detto lo stesso Gravina: il sistema è ingessato. E se non è riuscito a riformarlo chi aveva il 98% dei consensi, è evidente che nessuno potrà farlo senza cambiare le regole”, spiega il senatore di Fratelli d’Italia Paolo Marcheschi, responsabile nazionale Sport del partito.
“La realtà è semplice: la barca sta affondando e loro discutono di cambiare il capitano”, continua Marcheschi nel suo intervento critico sullo stato del calcio italiano.
Nel documento elaborato dalla Commissione sono state inserite proposte concrete per affrontare la crisi, ma queste si sono scontrate con un sistema chiuso, maggiormente interessato a difendere se stesso piuttosto che il calcio. È ormai ineludibile prendere atto che questo sistema può essere riformato esclusivamente attraverso un commissario, capace di intervenire senza essere ostaggio degli equilibri che hanno prodotto il disastro attuale.
“Ora serve responsabilità. Da parte della FIGC, ma anche della politica. Non si può più restare a guardare”, sottolinea il senatore di FdI.
Il Parlamento può e deve intervenire con strumenti concreti: incentivi per stadi e vivai, revisione dei diritti televisivi, utilizzo delle risorse del Totocalcio. Gli strumenti e il consenso bipartisan esistono. “O si cambia davvero adesso, oppure continueremo a raccontare gli stessi fallimenti, anno dopo anno”, conclude Marcheschi.
