Di Luca Franceschi
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Almasri: Pittalis, sì a conflitto attribuzione, caso Bartolozzi connesso a ministri
“Mi sarei aspettato, da parte dei colleghi dell’opposizione, una valutazione della vicenda scevra da condizionamenti politici e, soprattutto, priva di pregiudizi anche di natura ideologica. La questione, infatti, è di natura squisitamente tecnico-giuridica: alla dottoressa Bartolozzi viene contestato il reato di false informazioni al pubblico ministero, in quanto avrebbe reso dichiarazioni mendaci per occultare i reati ascritti al ministro Nordio. Io, che quelle carte le ho lette, ritengo che il reato oggettivamente non sussista”.
Lo ha detto Pietro Pittalis, deputato di Forza Italia, intervenendo in Aula a Montecitorio sulla proposta di elevare un conflitto di attribuzione sulla posizione della ex capa di gabinetto del ministero della Giustizia Giusi Bartolozzi.
“Ma anche attenendosi alla stessa prospettazione formulata dal pubblico ministero e dal Tribunale dei Ministri di Roma, dalla lettura coordinata della relazione del Tribunale e dei pareri del procuratore della Repubblica emerge una connessione sostanziale e teleologica tra i fatti ascritti al ministro Nordio e la condotta del capo di gabinetto. Il Tribunale dei Ministri ha riconosciuto che la dottoressa Bartolozzi ha partecipato alle riunioni del 19 e del 21 gennaio 2025, ha coordinato l’azione degli uffici e ha agito come esecutrice delle direttive politiche del ministro Nordio. E allora, o si conosce il diritto – e quando si cita l’articolo 12 del codice di procedura penale lo si fa con cognizione – oppure sarebbe meglio evitare affermazioni improprie. In base all’articolo 12, comma 1, lettera c), del codice di procedura penale, è evidente che sussiste una connessione quando un reato è commesso per eseguirne o per occultarne un altro. Nel caso di specie, le dichiarazioni della dottoressa Bartolozzi, che il Tribunale qualifica come mendaci, risultano riferite ai medesimi fatti oggetto delle contestazioni mosse al ministro Nordio per i reati di rifiuto di atti d’ufficio e favoreggiamento personale, entrambi di natura funzionale. Seguendo dunque il ragionamento del Tribunale – dal quale non mi discosto – la condotta attribuita al capo di gabinetto appare teleologicamente orientata alla tutela e all’occultamento di un reato ministeriale, integrando così pienamente la previsione della norma richiamata. Si tratta, pertanto, di una vicenda che, pur con sfaccettature diverse, appare sostanzialmente unitaria. La connessione teleologica, fondata su un rapporto finalistico e non meramente occasionale, ha la funzione di garantire l’unitarietà dell’accertamento giudiziale quando tra le condotte sussiste un vincolo di strumentalità sostanziale, proprio al fine di evitare contrasti di giudicati tra plessi giurisdizionali diversi. Una separazione artificiosa dei procedimenti rischierebbe, in ipotesi, di compromettere l’omogeneità della valutazione probatoria e, soprattutto, di svuotare di contenuto le garanzie costituzionali riservate ai reati ministeriali”, ha concluso, annunciando il voto favorevole di Forza Italia.
