(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Lo dicono i numeri: l’accordo con UPIPA che parte in questo mese metterà in crisi il servizio mensa. CASE DI RIPOSO: CUCINE IN DIFFICOLTA’. “Pasti per il personale: un sovraccarico del 40% delle cucine che mette a rischio il servizio per gli anziani. La soluzione? Il buono pasto da 7 euro” (Marco Stefani).
Sale la preoccupazione nelle APSP del Trentino per la partenza in questo mese della sperimentazione bimestrale voluta da UPIPA che prevede di fornire il pranzo, la cena e un cestino per i lavoratori del turno notturno. Raccogliendo le opinioni dei lavoratori Fenalt esprime forti perplessità sulla tenuta del sistema: le cucine delle case di riposo non sono pronte ad aumentare i carichi di lavoro.
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Ad oggi, solo il 27% dei lavoratori delle APSP ha accesso al pasto interno, mentre il restante 73% ne rimane escluso – dichiara Marco Stefani, responsabile area Apsp di Fenalt – Estendere la fruizione del pasto a tutto il comparto, circa 4.000 lavoratori, significherebbe aggiungere una mole di lavoro insostenibile per le cucine, già al limite in termini di personale”.
Le strutture sono già sature con i pasti dei residenti e i servizi a domicilio. Molte non hanno spazi mensa adeguati o attrezzature calibrate per gestire i pasti aggiuntivi ogni giorno: “I numeri sono chiari – prosegue Stefani – Ai circa 8.000 pasti giornalieri destinati agli anziani si aggiungerebbe un carico extra medio del 40%. Il sovraccarico graverà direttamente sui cuochi, e a farne le spese, sarà la qualità del servizio finale per tutti”.
Fenalt non usa mezzi termini nel commentare le scelte di UPIPA.
“Lo sapevamo fin dall’inizio: noi non abbiamo firmato l’accordo anche per le difficoltà gestionali” – osserva Marco Stefani. “UPIPA ha cercato l’intesa con le altre sigle sindacali solo per spingere all’angolo le nostre proposte: la soluzione di buon senso, che non mette a repentaglio l’organizzazione delle strutture e che offre pari trattamento a quello dei dipendenti pubblici, è una sola: il buono pasto”
L’idea che il Sindacato avanza da anni è semplice, lineare e già applicata in tutto il resto del pubblico impiego: l’erogazione di un buono pasto da 7 euro per tutto il personale, da utilizzare fuori dalle strutture.
I vantaggi sarebbero immediati visto che i costi reali di produzione interna in molti casi potrebbero anche superare i 7 euro del buono pasto, chiesti dal sindacato.
“I lavoratori potrebbero gestire la pausa pranzo in autonomia – conclude Stefani – senza gravare su un sistema di turnazioni fragilissimo e le cucine resterebbero prioritariamente al servizio degli ospiti, evitando il collasso gestionale”.
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Marco Stefani
Responsabile Area Apsp
