(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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«Quello che il Governo chiama Transizione 5.0 è in realtà un enorme caos amministrativo e finanziario che sta paralizzando le imprese e minando la fiducia nelle istituzioni». Lo dichiara la senatrice M5S Gisella Naturale, intervenendo sul decreto in discussione al Senato.
«Doveva essere il superamento del Piano Transizione 4.0 – spiega Naturale – e invece si è trasformato in un incubo burocratico. Prima il Governo ha drasticamente definanziato il 4.0, tagliando le aliquote dei crediti d’imposta fino al 20%, poi ha annunciato a gran voce il 5.0 promettendo il ritorno al 50%, salvo non essere nemmeno in grado di renderlo operativo. Piattaforme bloccate, fondi esauriti, comunicazioni tardive e guide pubblicate a ridosso delle scadenze: così si gettano nel caos imprese che avevano già avviato investimenti, cantieri e ordini irrevocabili».
«Questa non è politica industriale – prosegue la senatrice M5S – è improvvisazione e propaganda. La soluzione esiste ed è sotto gli occhi di tutti: tornare al modello di Transizione 4.0 messo a terra dal Governo Conte, che ha funzionato perché garantiva certezze, semplicità e programmazione».
Sul fronte energetico, Naturale esprime una forte critica anche al capitolo delle aree idonee: «Il decreto non chiarisce nulla, anzi moltiplica l’incertezza normativa. Manca una visione complessiva su gestione, controllo degli impianti, accumuli, filiere industriali pulite e impatto cumulativo sui territori. In regioni come la Puglia siamo già oltre il limite di carico: migliaia di ettari occupati, migliaia di pale eoliche e nuove autorizzazioni che si sommano senza una strategia».
«Non siamo contro le rinnovabili – chiarisce – ma contro l’assenza di regole. Senza criteri chiari sulle aree idonee, senza controlli, senza garanzie fideiussorie obbligatorie per lo smantellamento e il ripristino dei luoghi, il rischio è scaricare domani sulla collettività i costi ambientali di scelte fatte oggi».
Infine, sull’agrivoltaico: «Deve essere un’opportunità vera, non un alibi per consumare suolo. La continuità dell’attività agricola va dimostrata e certificata: almeno l’80% della produzione deve essere garantita. In caso contrario, quegli impianti non possono essere considerati sostenibili».
«Con una mano il Governo promette la transizione, con l’altra la affossa – conclude Naturale – e sui territori sceglie di non mettere regole né controlli. Così si deturpa il paesaggio, si danneggia la biodiversità e si tradisce la fiducia dei cittadini. Il Movimento 5 Stelle continuerà a opporsi a questo approccio e a chiedere serietà, concretezza e rispetto per imprese e territori».
