Di Luca Franceschi
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Secondo quanto sostenuto da Fabio Ciciliano, capo del Dipartimento della Protezione civile della Presidenza del Consiglio e già membro del Comitato tecnico scientifico, la gestione della pandemia di Covid avrebbe potuto risultare più semplice ed efficace qualora il Governo avesse scelto di accentrare le funzioni anziché delegarle alle singole Regioni. Durante i lavori della commissione Covid, Ciciliano ha illustrato come questo approccio decentralizzato abbia generato conseguenze significative durante una fase particolarmente critica per l’intera nazione.
L’esito di questa scelta amministrativa ha prodotto condotte politiche caratterizzate da eterogeneità e discontinuità territoriale. Le chiusure e le misure restrittive sono state infatti adottate in modo difforme sul territorio nazionale, creando un quadro frammentario e incoerente nella risposta all’emergenza sanitaria.
Ciciliano ha ritenuto auspicabile l’applicazione dell’articolo 117 della Costituzione, che attribuisce allo Stato una legislazione esclusiva in diverse materie, compresa la sicurezza. Una questione legittima sorge spontanea: un’emergenza nazionale di tale portata non attiene forse alla sicurezza della collettività e alle prerogative costituzionali che avrebbero dovuto guidare la gestione?
Il deputato di Fratelli d’Italia Francesco Ciancitto, vicepresidente della commissione Covid, ha commentato criticamente questa situazione. Secondo Ciancitto, risulta paradossale che coloro i quali oggi si presentano come difensori della Costituzione si siano comportati diversamente durante la pandemia, non solo limitando le libertà individuali dei cittadini, ma anche ignorando le prerogative costituzionali che avrebbero potuto agevolare significativamente la gestione del virus e contenere gli effetti della crisi sanitaria.
