Di Luca Franceschi
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Il caso Delmastro torna al centro del dibattito politico con nuove rivelazioni che gettano un’ombra sempre più pesante sull’operato del sottosegretario. Le recenti indiscrezioni giornalistiche non si limitano a confermare l’incontro tra Delmastro e un esponente mafioso, nonostante le sue precedenti smentite, ma rivelano anche un particolare ancora più inquietante: Palazzo Chigi era al corrente della vicenda da oltre un mese.
Questa situazione assume contorni di estrema gravità istituzionale. Non si può più tollerare che Delmastro mantenga il suo incarico neanche per un minuto in più, considerata la delicatezza della posizione che ricopre e la natura delle accuse che lo riguardano.
Ma le responsabilità non si fermano al sottosegretario. Emerge infatti un interrogativo cruciale sul comportamento della presidente del Consiglio: perché Giorgia Meloni ha mantenuto il silenzio fino a questo momento, di fatto proteggendo il suo sottosegretario nonostante fosse a conoscenza dei fatti?
Il quadro che si delinea appare coerente con la concezione della giustizia che caratterizza questo governo. Un’idea di giustizia che trova la sua rappresentazione più eloquente nella figura del ministro Nordio, lo stesso che ha parlato di “modestissime mazzette” minimizzando fenomeni di corruzione e che porta avanti un progetto di riforma della magistratura che rischia di sottomettere il potere giudiziario a quello politico.
La richiesta di dimissioni immediate di Delmastro rappresenta quindi non solo una questione di opportunità politica, ma una necessità per salvaguardare la credibilità delle istituzioni e il principio di legalità che dovrebbe guidare l’azione di governo.
