Di Luca Franceschi
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Il 16 marzo 1978 rappresenta una delle pagine più drammatiche della storia della Repubblica italiana. In quella data, l’agguato di via Fani portò al rapimento di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse. L’attacco terroristico non solo colpì lo statista democristiano, ma ferì mortalmente lo Stato stesso attraverso l’uccisione degli agenti della scorta che lo proteggevano.
Durante quell’operazione criminale persero la vita cinque carabinieri e poliziotti: Iozzino, Leonardi, Ricci, Rivera e Zizzi. Questi uomini caddero nell’adempimento del loro dovere, sacrificando le proprie vite per la sicurezza del presidente della Democrazia cristiana. La loro morte rappresenta un tributo di sangue versato in difesa delle istituzioni democratiche.
I 55 giorni seguenti il rapimento costituiscono un periodo di tensione e tragedia che ha segnato profondamente la coscienza nazionale. Questo capitolo buio della storia italiana rimane un monito permanente contro il terrorismo, l’odio e la violenza politica che hanno caratterizzato una stagione di conflitto ideologico estremo.
La senatrice di Fratelli d’Italia Cinzia Pellegrino, responsabile del dipartimento Tutela Vittime all’interno del partito, sottolinea come il ricordo di questi eventi rappresenti ben più di una commemorazione storica. Ricordare il sacrificio di coloro che persero la vita significa rinnovare concretamente l’impegno collettivo a difendere la libertà e l’identità della nazione, valori fondamentali su cui poggia la convivenza democratica.
