(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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La riforma del Tuf, Testo unico della finanza, viene presentata dal Governo come un intervento di semplificazione e modernizzazione del mercato dei capitali, ma nella realtà rischia di tradursi in un arretramento delle tutele per le minoranze e per gli investitori diffusi.
Il parere espresso oggi dalle Commissioni finanze e giustizia del Senato sul decreto legislativo dell’Esecutivo, che sarebbe dovuto arrivare lo scorso novembre, appare chiaramente insufficiente rispetto alla portata delle criticità emerse.
Ben 29 osservazioni formulate, ma non vincolanti, dimostrano come si sia scelto di procedere comunque, nonostante i rilevanti rischi sistemici.
Si interviene sulle regole di governance limitando il voto di lista e rendendo più difficile per le minoranze esprimere propri rappresentanti negli organi sociali.
Il rafforzamento del voto plurimo e del voto maggiorato consolida ulteriormente posizioni di controllo già forti.
Si legittima di fatto un modello nel quale si può comandare con quote sempre più ridotte.
Ancora più preoccupante è l’effetto sulla verifica delle situazioni di ‘concerto’, che diventerà sempre più difficile da accertare, ampliando un’area grigia nella quale sarà possibile influenzare decisioni strategiche senza adeguata trasparenza.
Questo incide inevitabilmente anche sull’obbligo di Opa, che rischia di diventare più difficile da applicare, soprattutto nelle strutture societarie complesse e nelle catene di controllo, riducendo ulteriormente le garanzie per il mercato e per i risparmiatori.
La riforma, inoltre, indebolisce i presidi sui conflitti di interesse consentendo il cumulo di incarichi anche in società concorrenti, con il rischio concreto di comprimere la concorrenza e favorire dinamiche collusive.
Il risultato complessivo è chiaro: si indeboliscono gli assetti di controllo, si amplia lo spazio di opacità e si riducono le tutele per il mercato e per i risparmiatori.
Rendere il mercato dei capitali più attrattivo è un obiettivo condivisibile, ma non può essere perseguito sacrificando trasparenza, contendibilità e diritti delle minoranze.
Così facendo si rischia di costruire un mercato meno aperto, meno competitivo e meno equo.
Non è questa la strada giusta che può contrastare la perdita di capitalizzazione di oltre 100 miliardi di euro registrata in questi ultimi tre anni.
