(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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“Esprimo la mia piena e convinta solidarietà ai quattro poliziotti dell’UOPI coinvolti nell’intervento del 1° febbraio a Rogoredo, ma soprattutto alle loro famiglie, che in questi giorni stanno pagando un prezzo altissimo in termini di ansia, preoccupazione e sofferenza.
In un contesto di altissimo rischio operativo, con un soggetto armato che aveva sottratto una pistola a una guardia giurata e aveva aperto il fuoco contro le forze dell’ordine, i colleghi hanno fatto ciò che lo Stato chiede loro di fare: intervenire per proteggere la sicurezza pubblica e salvaguardare vite umane.
Siamo tristemente abituati all’atto dovuto e sappiamo che non implica alcuna responsabilità. Tuttavia, ciò che ritengo gravissimo e profondamente sbagliato è il metodo con cui questa notizia è stata gestita.
I poliziotti coinvolti — e, con loro, le loro famiglie — hanno appreso dell’avviso di garanzia prima attraverso gli organi di stampa e solo giorni dopo tramite la notifica formale. Significa scoprire dai giornali di essere indagati.
Questo modo di procedere non cambia la sostanza giuridica, ma colpisce duramente la dignità personale, familiare e professionale di chi indossa una divisa. Esporre mediaticamente operatori delle forze dell’ordine e le loro famiglie, prima ancora di un atto ufficiale, è un errore grave che non può essere considerato normale prassi.
Le famiglie dei poliziotti meritano rispetto, riservatezza e attenzione, soprattutto quando i loro cari sono coinvolti in eventi traumatici e complessi.
Come deputato di Fratelli d’Italia e come poliziotto, non posso accettare che chi serve lo Stato venga lasciato solo — insieme ai propri affetti — anche sul piano umano, oltre che professionale.
Uno Stato giusto non si limita ad applicare le regole: si prende cura della dignità di chi lo difende e delle famiglie che ne condividono il sacrificio, perché senza rispetto umano non c’è autorevolezza istituzionale”.
