(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Al via da sabato 24 gennaio in prima serata la serie Cronache di sangue: la storia di Jack lo Squartatore. La stampa ha plasmato la storia di allora e la leggenda di oggi, manipolando la vicenda per il proprio tornaconto e ostacolando il corso della giustizia. L’offerta seriale d’autore 2026 di Focus è caratterizzata dall’arrivo del docu-drama Cronache di sangue: la storia di Jack lo Squartatore, che la rete tematica dedicata alla divulgazione proporrà in tre appuntamenti, in onda il sabato in prima serata, il 24 e 31 gennaio, e il 7 febbraio. Realizzata da Nutopia (pluripremiata creative company, che realizza prodotti innovativi e di qualità), la serie offre un punto di vista totalmente inedito della vicenda. A più di 130 anni dai fatti, oltre a essere uno dei più grandi enigmi del crimine, la vicenda dello Squartatore è il primo caso di circo mediatico della storia, fenomeno che oggi condiziona qualsiasi cosa a portata di un device. Gli omicidi di Whitechapel hanno alimentato l’ascesa del giornalismo scandalistico, in Gran Bretagna: in particolare, del quotidiano The Star che, con il suo indecente sfruttamento degli omicidi per aumentare tiratura e profitti, ha letteralmente ostacolando le indagini della polizia. Cronache di sangue: la storia di Jack lo Squartatore si chiede quale sia stato il ruolo dei giornalisti nella creazione del mito e quale sia stato, attraverso gli articoli, il possibile aiuto alla fuga dell’assassino. Il quotidiano potrebbe aver esagerato le gesta del killer, contribuendo a farne un personaggio, e insabbiato alcune tracce? Più che un cold case, Jack the Ripper – Written in Blood è la riesumazione di una vicenda storico-giudiziaria, sepolta nella memoria collettiva. L’analisi – realizzata attraverso gli occhi di esperti, tra cui giornalisti investigativi, ex detective, psicologi, storici, un’ex prostituta oggi scrittrice, e specialisti forensi – è un’immersione nella turbolenta epoca vittoriana e nella cupa Londra del 1888 dove, in un’area degradata e sovraffollata nell’East End, nota per le sue condizioni di vita precarie, l’omicida infierirà sui corpi di 4 o, forse, di ben 16 donne.
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