(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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È morto all’età di ottant’anni Demetrio Egidi, ex direttore dell’Agenzia regionale per la Sicurezza territoriale e la Protezione civile dell’Emilia-Romagna. Il presidente Michele de Pascale lo ricorda come “un riferimento e una sicurezza per la comunità regionale. Il suo contributo ha segnato la nascita e lo sviluppo del sistema regionale di protezione civile, un presidio fondamentale, per le cittadine e i cittadini, nei momenti di emergenza e di maggiore fragilità”.
Figura centrale nella costruzione e nello sviluppo della Protezione civile in Emilia-Romagna, Egidi è stato punto di riferimento per la gestione di numerose calamità che hanno colpito il territorio regionale: dalle grandi emergenze ambientali degli anni Novanta all’alluvione del Po del 2000, fino al sisma del 20 e 29 maggio 2012.
“In quasi trent’anni a capo della Protezione civile dell’Emilia-Romagna, è stato sempre in prima linea nelle emergenze, gestendo con determinazione e competenza le fasi più critiche e avviando poi il difficile percorso verso la normalità. Era un riferimento, una sicurezza. Ed è stato soprattutto un sostenitore e promotore del sistema regionale e nazionale di Protezione civile: era convinto della necessità di sviluppare una forte sinergia con le sindache e i sindaci, la rete degli enti locali e i volontari, perché le emergenze vanno affrontate in squadra, mai da soli”, ha dichiarato il presidente de Pascale.
Il percorso professionale di Demetrio Egidi alla guida della Protezione civile dell’Emilia-Romagna inizia nel 1986, con la nascita del servizio regionale dedicato. Nel 2005 diventa direttore dell’Agenzia regionale. “È stato lui a porre le basi e a lavorare con determinazione per la costruzione di un sistema regionale di Protezione civile, più radicato nel territorio grazie a una rete efficiente di convenzioni, al coordinamento tra enti e strutture e a un costante raccordo con il Dipartimento nazionale”, ricorda il presidente.
“Grazie al suo impegno l’Agenzia regionale di Protezione civile ha costruito un patrimonio di conoscenze e competenze di grande valore. Credeva profondamente nel ruolo del volontariato, ma era altrettanto consapevole che, per affrontare le emergenze a tutti i livelli, fosse indispensabile essere formati e preparati: su questo si è speso moltissimo, contribuendo alla crescita di generazioni di volontari. La sua eredità è davvero grande: è un intero sistema, è un modo di affrontare le emergenze. Ai suoi familiari il più sentito cordoglio anche a nome della sottosegretaria, Manuela Rontini, del direttore dell’Agenzia regionale di Protezione civile, Massimo Camprini, della Giunta e dell’intera comunità dell’Emilia-Romagna”, prosegue de Pascale.
Durante i suoi 26 anni al vertice della Protezione civile regionale sono stati attivati importanti piani di messa in sicurezza del territorio e realizzati progetti di rilievo che hanno coinvolto strutture statali, Prefetture, Vigili del fuoco, Corpo forestale, enti locali, volontariato e comunità scientifica.
Egidi è stato il punto di riferimento più autorevole nella gestione di numerose calamità che hanno colpito l’Emilia-Romagna: dalle grandi emergenze ambientali degli anni Novanta – dalle mucillagini in Adriatico alle “navi dei veleni”, fino alla tragedia Mecnavi nel porto di Ravenna – all’alluvione del Po del 2000, alla crisi idrica del 2003, all’emergenza profughi dal Nord Africa, fino al grande evento nevoso del febbraio 2012. Tra tutte, pur essendo l’ultima in ordine temporale nel suo periodo di lavoro in Regione, resta centrale il sisma del 20 e 29 maggio 2012.
Sotto la sua guida, il sistema di Protezione civile dell’Emilia-Romagna è intervenuto anche a sostegno di altre regioni colpite da emergenze, come il terremoto in Molise del 2002, quello in Abruzzo nel 2006 e l’alluvione in Veneto nel 2010. Rilevante il contributo nelle mobilitazioni per eventi internazionali: dagli interventi in Albania e Macedonia nel 1999 a sostegno dei profughi del Kosovo, all’azione in Sri Lanka dopo lo tsunami tra il 2004 e il 2005, fino all’aiuto alle popolazioni Saharawi colpite dalle alluvioni del 2006.
