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RAI STORIA * “IL SEGNO DELLE DONNE” – 26/06(16.00) : «LALLA ROMANO TRA NARRATIVA E VITA, LA SCRITTRICE CHE VINSE IL PREMIO STREGA RACCONTANDO LE CONTRADDIZIONI DELLA MATERNITÀ» (VEDI-SEGUI DIRETTA VIDEO – LINK / RIVEDI STREAMING)

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09.31 - giovedì 25 giugno 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Un libro è come un figlio. E a volte, per una scrittrice, può anche sostituirlo. Perché nel 1969, quando Lalla Romano vince il Premio Strega con “Le parole tra noi leggere”, suo figlio Piero rompe con lei. Non sopporta di essere diventato un personaggio letterario, il simbolo generazionale della contestazione. Di vedere violato, sulla pagina, quel rapporto. Un rapporto già difficile che la madre-scrittrice tenta di comprendere proprio attraverso la parola, il romanzo. Perché, per Lalla Romano «l’arte e la vita non si possono separare».

È a lei, interpretata da Pamela Villoresi, che Rai Cultura dedica un omaggio a venticinque anni dalla scomparsa, riproponendo «Il segno delle donne», la coproduzione originale Rai Storia – Anele, in onda venerdì 26 giugno alle 16.00 su Rai Storia. A intervistarla è Rachele Ferrario, in un racconto che attraversa la vita e l’opera di una donna libera, indipendente e difficile da collocare. A provarci sono Antonio Ria, giornalista e suo secondo marito, gli storici della letteratura Mirella Serri e Giulio Ferroni e la storica dell’arte Martina Corgnati.

Pittrice, poetessa, traduttrice, insegnante e soprattutto scrittrice, Lalla Romano entra con quel romanzo controverso tra i classici del Novecento. Vince con la sua «lingua pura, eletta e selettiva» in cui, diceva Pasolini, «non c’è mai un errore di gusto», con quella «sapienza da orefice» che Vittorini riconosceva nella sua scrittura. E, con eleganza e rigore, rompe un tabù: è tra le prime scrittrici italiane a raccontare le contraddizioni della maternità, il dramma che può nascondersi nel rapporto con un figlio, la possibilità che l’amore conviva con il rifiuto.

Ma l’omaggio torna anche alle origini di quella voce. L’infanzia a Demonte, nel Cuneese, il padre fotografo che le insegna a pensare per immagini, Torino, l’università, l’amicizia con Cesare Pavese, l’incontro con Lionello Venturi e Felice Casorati, la prima vita da pittrice. Poi la guerra, l’antifascismo, il Partito d’Azione, e il rapporto con Einaudi. Fino alla traduzione dell'”Educazione sentimentale” di Flaubert che le rivela che la prosa può avere lo stesso rigore della poesia.

In Lalla Romano memoria e fantasia non si oppongono. I ricordi, dice, non sono ancora memoria: sono materia grezza, frammenti da trasformare. Ed è proprio lì che nasce la scrittura, nel punto in cui la vita viene interrogata e ricomposta. «Di drammi e la vita è piena. La memoria certo conserva, ma anche deforma. Ma io questo lo accetto perché i miei libri sono la mia visione della vita, il mio amore per la vita».

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