(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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La mancata qualificazione della Nazionale ai Mondiali 2026 riaccende i grandi rimpianti del calcio italiano. Rai Teche intercetta questo sentimento popolare proponendo, nella riedizione dello storico ciclo “Campioni – Le più belle partite della nostra vita”, curato da note firme del giornalismo televisivo, la finale di Messico ’70 tra Italia e Brasile, finita 4-1 per i verdeoro, dal titolo “Messico ’70, il rimpianto senza fine”, disponibile da lunedì 22 giugno su RaiPlay.
Curata e condotta da Gianni Minà, la puntata riunisce in studio alcuni protagonisti dell’epoca: dal ct Ferruccio Valcareggi e dal capo delegazione Walter Mandelli al capitano brasiliano Carlos Alberto Torres, dagli azzurri Giacinto Facchetti, Angelo Domenghini e Sandro Mazzola, fino allo scrittore Giovanni Arpino. Al centro del dibattito, una sconfitta che, a distanza di decenni, continua a far discutere, segnata soprattutto dalla celebre e tardiva “staffetta” tra Mazzola e Gianni Rivera, al quale vengono concessi appena sei minuti di gioco.
In linea con il format, Minà cala la finale dell’Azteca nel denso affresco politico e sociale del 1970, intrecciando costume e attualità: dai matrimoni di Mina e Al Bano al debutto di Raffaella Carrà, fino alla legge sul divorzio. Sullo sfondo emergono le ferite del Paese, dalla rivolta di Reggio Calabria al tentato golpe Borghese, dalla scomparsa di Mauro De Mauro per mano della mafia fino al clamoroso errore giudiziario che coinvolse Lelio Luttazzi e Walter Chiari, poi completamente assolti. Sul fronte internazionale, il racconto spazia dalla guerra civile in Giordania (“Settembre Nero”) all’espulsione degli italiani dalla Libia di Gheddafi, fino alla morte di Nasser e di De Gaulle.
Sul piano sportivo, il confronto trascende il calcio: da una parte l’Italia del boom economico al tramonto, attraversata da crescenti tensioni sociali; dall’altra, il Brasile della dittatura del Generale Emílio Garrastazu Médici, che fa della Seleção uno strumento di propaganda.
Prima del calcio d’inizio, Minà svela un retroscena sulla telecronaca della finale, affidata a Nando Martellini dopo l’allontanamento di Nicolò Carosio. La voce Rai era stata accusata ingiustamente di un’offesa razzista al guardalinee etiope Seyoum Tarekegn, in seguito all’annullamento per fuorigioco di due gol di Gigi Riva contro Israele nella fase a gironi.
Nel dibattito in studio, gli ospiti riabilitano la prestazione azzurra: a fermare l’Italia, sfinita dalla semifinale con la Germania, sono l’altitudine e la stanchezza, mentre Domenghini insiste sul rimpianto per le occasioni sprecate.
Se Valcareggi si assume nuovamente la responsabilità del caso Rivera, Torres indica in Pelé il fattore decisivo della finale. Lo conferma lo stesso “O Rei”, in una testimonianza registrata e inserita nel finale: per lui Messico ’70 resta il Mondiale più importante della carriera. La puntata si chiude con l’avvertimento di Mandelli contro un calcio snaturato da spese fuori controllo e derive finanziarie.
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