(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Un viaggio nel Paleolitico, quando meno di centomila esseri umani si muovevano nel territorio della penisola, allora coperto da una immensa foresta, da cui emergevano solo le vette delle montagne, le paludi, le steppe, lasciate dalle glaciazioni.
Lo racconta il primo episodio dell’ottava stagione di “Wild Italy”, in onda venerdì 28 novembre alle 14.00 su Rai 5.
Gli “italiani” del Paleolitico, muniti di pochi strumenti di pietra grezza, erano raccoglitori dei prodotti spontanei, dalle piante commestibili ai piccoli animali, e spesso di impossessavano delle carcasse delle prede abbattute da predatori ben più efficienti, come lupi, orsi, linci.
Il paesaggio naturale era quello che la storia recente e lontana aveva forgiato, dopo una intensa attività vulcanica e dopo una serie di glaciazioni, l’ultima delle quali, quella di Wurm, fece sentire i suoi effetti fino a dodicimila anni fa.
Annidate nelle parti più inaccessibili del nostro territorio, alcune foreste, relitte delle epoche glaciali, conservarono il fascino dei boschi primigeni, con un corteggio di piante e di animali, oggi messi in pericolo dai cambiamenti climatici.
Allora inizia l’anno Zero della Storia della Natura in Italia: il punto di partenza della civiltà, in un ambiente integro, assolutamente privo di modificazioni antropiche.
La formazione del popolamento animale e vegetale che i primi uomini dovettero affrontare, è raccontata dalle torbiere con i depositi di polline fossile, dalle grotte marine, vero e proprio archivio che racconta come si sia formato il patrimonio di biodiversità più ricco, fra tutti quelli delle attuali nazioni europee, attraverso le invasioni dal Nord, le immigrazioni dal cuore dell’Asia e i viaggi dal Maghreb.
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