(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Ciclovia del Garda: raddoppio dei costi chilometrici e assenza di una pianificazione aggiornata. In data 5 maggio 2026 è stata presentata in Aula la mia interrogazione a risposta immediata n. 1706 avente ad oggetto lo stato di avanzamento e i costi della Ciclovia del Garda. Più precisamente evidenziava che i dati del Dopi 2026 mostravano un’impennata dei costi per il tratto trentino della Ciclovia del Garda, arrivati a circa 95,4 milioni di euro per soli 5,5 km. Tale cifra si traduce in oltre 17.000 euro al metro lineare, a fronte di una media di 350 euro per le ciclabili standard.
La risposta in Aula mi ha lasciato grandi interrogativi e per questo mi sono confrontata con il Coordinamento Interregionale per la Tutela del Garda che ha confermato le mie perplessità e preoccupazioni.
Nella risposta la Giunta ha ridimensionato la cifra di 95,4 milioni di euro, precisando che il costo dell’opera in territorio trentino (Tratto Ovest) ammonta a € 84.357.370,16, mentre la differenza di 11,1 milioni riguarda trasferimenti verso le Regioni Lombardia e Veneto.
Sebbene la Giunta separi i citati 11,1 milioni dal costo di costruzione stretto, si tratta comunque di risorse pubbliche dei contribuenti regolarmente iscritte nel Dopi, aggiornato ad aprile 2026. Inoltre, emerge un dato allarmante: nel 2021 la previsione economica era di 80 milioni di euro per tutti i 19 km dei tratti di competenza trentina (ovest, est e nord); oggi, la cifra di 84,3 milioni copre solamente 5,5 km del solo tratto ovest e sono ancora da definire le acquisizioni di proprietà private indispensabili all’opera (Casa della trota e Hotel Pier). I costi reali sono dunque quadruplicati su base chilometrica, rendendo la previsione economica del tutto incerta.
La scelta di procedere a tutti i costi su un tracciato interamente “pedalabile” aggrappato alle falesie contrasta con le indicazioni del Tavolo Tecnico Operativo ministeriale. Già nel marzo 2022, il Tavolo aveva espresso parere critico sottolineando che il progetto di fattibilità non era adeguatamente sviluppato sotto il profilo geologico e aveva raccomandato di mitigare l’intrinseca pericolosità del territorio valutando soluzioni di intermodalità via acqua con traghetti dedicati ai ciclisti.
Nella risposta all’interrogazione n. 1706, la Giunta ha giustificato l’impossibilità di delocalizzare il tracciato o di usare i battelli citando la preesistenza della passerella nel Comune di Limone. Tuttavia, viene totalmente omesso che la stessa Regione Lombardia, a dicembre 2025, ha deliberato di abbandonare la progettazione della ciclovia “pedalabile” per il tratto Gardone-Limone (circa 30 km) proprio a causa dell’alto rischio geologico, dei costi elevati e dell’impatto ambientale, optando formalmente per la navigazione. La preesistenza della passerella di Limone non ha quindi vincolato la Lombardia, che ha preferito tutelare l’erario e l’ambiente, mentre i tecnici della stessa Provincia avevano precedentemente liquidato la passerella di Limone come un semplice “tratto spot… una passeggiata”.
L’avanzamento dell’opera registra un ritardo pesantissimo. Il cronoprogramma provinciale (fermo al 2023) prevedeva la conclusione di tutto il tratto occidentale entro il 2026 (ossia l’anno corrente). Al contrario, i segmenti più complessi e pericolosi (Sperone-Ponale e Ponale-Galleria Titani) non dispongono nemmeno della progettazione preliminare (il secondo) e definitiva (il primo). Le rassicurazioni del Commissario straordinario, che nel 2021 prometteva il collegamento Riva-Limone “entro 4 anni”, sono state smentite dai fatti, spostando l’orizzonte “verosimilmente entro il 2029”.
Ciò premesso si interroga il Presidente della Provincia di Trento per sapere:
come giustifichi la Giunta l’impennata dei costi parametrici dell’opera, passata dall’essere un investimento di 80 milioni per 19 chilometri complessivi nel 2021 agli attuali 84,3 milioni per soli 5,5 chilometri del tratto Ovest, e quali garanzie vi siano che l’opera non dreni ulteriori imprevisti e massicci stanziamenti pubblici;
per quale motivo, nella risposta all’interrogazione n. 1706, si sia taciuto il fatto che la Regione Lombardia abbia formalmente stralciato i tratti in falesia (Gardone-Limone) a favore della navigazione per ragioni di sicurezza e sostenibilità economica, smentendo la tesi per cui il cicloturista europeo non accetterebbe l’intermodalità via acqua;
se la Giunta non ritenga opportuno – alla luce dei rilievi del Tavolo Tecnico Operativo ministeriale del 2022 sulla pericolosità geologica e della svolta intrapresa dalla Lombardia e ora presa in considerazione anche dal Veneto – sospendere la progettazione dei tratti più rischiosi non ancora cantierizzati (es. Sperone-Ponale) per valutare una soluzione mista con battelli elettrici dedicati, salvaguardando il paesaggio e l’erario pubblico;
quando verrà presentato un cronoprogramma ufficiale e aggiornato dell’opera, aggiornato dell’opera, considerando anche la richiesta del Comune di Limone che i lavori non interferiscano con la circolazione sulla Gardesana dalla Domenica delle Palme al 31 ottobre, visto il totale fallimento delle scadenze fissate nel piano 2023, e quanti anni si stimino reali per la progettazione e il completamento dei tratti ad oggi privi persino di disegno preliminare.
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Lucia Coppola
consigliera provinciale/regionale
Alleanza Verdi e Sinistra
