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REGIONE VENETO* : «PRESIDENTE STEFANI: “DALLE PAROLE DELLA PROCURATRICE DOLCI RICHIAMO FORTE ALLA RESPONSABILITÀ. VISITIAMO LE SCUOLE”»

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14.48 - venerdì 22 maggio 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Il presidente Alberto Stefani è intervenuto oggi in Consiglio regionale in occasione della seduta della Quarta commissione consiliare, che ha ascoltato in audizione la procuratrice capo di Venezia Alessandra Dolci, invitata per approfondire il tema dell’evoluzione dei fenomeni criminali nel Veneto, della presenza di criminalità organizzata e delle possibili infiltrazioni economiche nel territorio regionale, al fine di orientare le politiche regionali di prevenzione.

“Desidero esprimere un sincero apprezzamento per il contributo offerto oggi dalla procuratrice Dolci – ha dichiarato Stefani –. Il suo intervento ha rappresentato un richiamo forte alla responsabilità collettiva delle istituzioni e della società civile nella difesa della legalità e nel contrasto a ogni forma di criminalità organizzata”.

“Non dobbiamo considerare le mafie – ha proseguito Stefani – come un fenomeno confinato ad altre realtà territoriali. Anche il nostro Veneto deve mantenere alta l’attenzione soprattutto rispetto ai tentativi di infiltrazione nell’economia e nei contesti più vulnerabili. Per questo è fondamentale investire nella cultura della legalità a partire dall’educazione delle nuove generazioni”.

Nel corso dell’audizione, il presidente ha condiviso la proposta avanzata dalla Procuratrice di promuovere momenti di incontro e testimonianza nelle scuole del Veneto: “Costruire insieme un percorso di visite negli Istituti è indispensabile, perché la lotta alla mafia comincia prima di tutto dalla consapevolezza del fenomeno nei giovani cittadini. Parlare ai ragazzi significa seminare senso dello Stato: in questo, le istituzioni hanno il dovere di essere unite e credibili. Tanto più alla vigilia dell’anniversario della strage di Capaci, dobbiamo ricordare quanto il giudice Falcone considerasse i giovani motore di cambiamento e liberazione dalle mafie, nella convinzione che la lotta alla criminalità dovesse essere principalmente un fatto culturale da costruire attraverso l’educazione”.

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