(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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“In Sardegna l’innovazione digitale deve essere un mezzo per arrivare ai cittadini e alle imprese soprattutto nei territori in cui ancora i servizi non sono sufficienti e dove il divario digitale è più marcato”.
Lo ha spiegato l’assessore regionale agli Affari generali, Personale, Riforme e Innovazione tecnologica, Sebastian Cocco, intervenendo al Forum PA POP, evento finalizzato a raccontare come le regioni italiane stanno affrontando la sfida dell’innovazione e della transizione digitale.
“Provengo da una regione in cui le zone interne sono a volte completamente escluse dai fenomeni digitali, anche in termini di infrastrutture – ha spiegato l’assessore –: quindi la prossimità è sicuramente la meta che si deve porre all’innovazione digitale.
Stiamo scommettendo molto sui punti di facilitazione digitale, una delle misure del PNRR: abbiamo raggiunto più di un terzo dei comuni della Sardegna e stiamo aggiungendo altri servizi a quelli originariamente previsti dal progetto: sono misure molto richieste dalle comunità, specie da quelle più piccole”.
L’assessore Cocco ha illustrato i tre pilastri su cui poggiano le politiche avviate in questa legislatura dalla Regione sarda in materia di innovazione digitale.
Innanzitutto, quello normativo, rappresentato dalla legge n. 6 sull’intelligenza artificiale, approvata recentemente, che fa della Sardegna una delle prime regioni italiane ad avere una governance coordinata e unitaria sull’intelligenza artificiale, soprattutto nella pubblica amministrazione.
“Uno dei punti principali della nuova normativa è l’Osservatorio sull’intelligenza artificiale – ha detto Cocco –: io stesso ho proposto alla Giunta l’adozione di questa delibera che ha come scopo quello di monitorare gli impatti dell’intelligenza artificiale non solo sulla pubblica amministrazione ma sulle imprese e sui cittadini.
Secondo pilastro è quello delle infrastrutture.
“Stiamo lavorando alla creazione di un polo regionale digitale che abbia lo scopo innanzitutto quello di garantire i servizi digitali essenziali e di proteggere i dati.
Da questo punto di vista essere un’isola può rivelarsi anche un vantaggio perché ci dà la possibilità di governare anche territorialmente il sistema di monitoraggio, conservazione e sicurezza dei dati”.
Il terzo pilastro, ha infine spiegato Cocco, è un presupposto squisitamente politico, ed è strettamente connesso alla premessa iniziale.
“Le politiche sulla transizione e sull’innovazione digitale hanno un senso solo se le grandi strategie nazionali ed europee vengono effettivamente tarate sui bisogni delle persone, dei cittadini, delle imprese e della pubblica amministrazione.
In caso contrario sono destinate a fallire”.
