(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Il ruolo chiave del binomio scienza-ambiente, l’importanza della prevenzione in tema di sicurezza industriale e il grande lavoro di squadra realizzato da istituzioni, rappresentanti del territorio e cittadini per far fronte a un evento complesso che ha dimostrato tutta la resilienza di una comunità. Questi i temi principali emersi dai dibattiti pomeridiani del convegno organizzato oggi a Palazzo Lombardia per ricordare i 50 anni dell’incidente di Seveso, avvenuto il 10 luglio del 1976.
Tra i momenti di confronto più rilevanti, la tavola rotonda che ha visto protagonisti gli assessori Romano La Russa (Sicurezza e Protezione civile), Giorgio Maione (Ambiente e Clima), Gianluca Comazzi (Territorio e Sistemi verdi) e Giuseppe Cassina assessore di Seveso nel 1976, poi sindaco negli anni cruciali della ricostruzione, dal 1980 al 1985.
Oltre a questo, la giornata è stata caratterizzata dai dibattiti dedicati all’eredità scientifica dell’incidente, che hanno visto relatori di spicco come Silvio Garattini, fondatore e presidente dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS. Un momento di approfondimento è stato inoltre dedicato al ruolo di Fondazione Lombardia per l’Ambiente, illustrato dal direttore di Fla, Stefano Clerici.
Da Seveso – ha evidenziato l’assessore Maione – è nato un percorso che ha contribuito a cambiare il modo in cui l’Europa guarda alla sicurezza ambientale, alla prevenzione dei rischi industriali e alla tutela dei cittadini. Quando oggi sentiamo parlare di monitoraggio ambientale, di gestione del rischio, di sostenibilità e di responsabilità delle imprese, dobbiamo ricordare che molte delle regole e delle attenzioni che consideriamo normali sono il risultato di un lungo cammino di apprendimento collettivo. Proprio per questo stiamo lavorando su una nuova legge regionale sugli incidenti rilevanti che punta su prevenzione, controlli, formazione del personale e digitalizzazione.
La vera eredità di Seveso – ha continuato – non è quindi soltanto il ricordo di ciò che è accaduto cinquant’anni fa, ma è ciò che abbiamo imparato da allora, ovvero che l’ambiente non è una questione separata dalla qualità della vita delle persone, che sviluppo e sostenibilità devono procedere insieme e che la tutela del territorio richiede competenza, ricerca scientifica e una collaborazione costante tra istituzioni, imprese e cittadini.
L’incidente di Seveso – ha commentato l’assessore La Russa – ha rappresentato uno spartiacque anche sul piano della sicurezza e della protezione civile: da quella tragedia è nata una maggiore consapevolezza dell’importanza della prevenzione delle emergenze e del coordinamento tra istituzioni, enti e strutture operative.
Oggi la Lombardia – ha ricordato – può contare su un sistema di Protezione civile solido ed efficiente, fondato sulla professionalità degli operatori e sul prezioso contributo dei volontari, che ogni giorno lavorano per garantire la sicurezza delle comunità. Seveso è stato uno spartiacque importante in tema di prevenzione e sicurezza ambientale, un tema che da allora ha assunto un’importanza cruciale attraverso norme puntuali, come la direttiva Seveso, che è una direttiva europea nata proprio a seguito di questo incidente ambientale. Ricordare quello che è successo 50 anni fa significa rafforzare l’impegno affinché eventi di questa portata non si ripetano mai più.
Quello che ci lascia oggi Seveso – ha sottolineato l’assessore Comazzi – è un messaggio di speranza, di rinascita. Regione Lombardia ha dimostrato che da una tragedia può nascere qualcosa di positivo: un simbolo di tutto questo è il Bosco delle Querce, premiato anche con il Marchio del Patrimonio europeo. Si tratta di uno dei più significativi esempi di rigenerazione ambientale in Europa, un luogo nato da una delle pagine più difficili della storia della Lombardia e trasformato, grazie a una visione lungimirante e a un costante lavoro di recupero, in un patrimonio naturale restituito ai cittadini. Oggi questo parco testimonia come sia possibile coniugare tutela dell’ambiente, valorizzazione del territorio e memoria storica. Custodire e valorizzare il Bosco delle Querce significa trasmettere alle nuove generazioni il valore della sostenibilità e della responsabilità nei confronti dell’ambiente.
A ricordare la solidarietà e il grande spirito di collaborazione istituzionale che si è creato a seguito dell’incidente è stato l’ex sindaco di Seveso Cassina: E’ stata esemplare la grande solidarietà e collaborazione tra tutti i rappresentanti politici locali, accompagnata da un proficuo coordinamento attraverso i diversi provvedimenti adottati dopo l’accaduto. Una sinergia che è continuata per tutto il periodo dell’emergenza.
Una delle eredità più tangibili dell’incidente di Seveso – ha spiegato Clerici – è stata la nascita di Fla (Fondazione Lombardia per l’Ambiente), che ha saputo affermarsi come punto di riferimento nel supporto alle decisioni della politica. C’è un prima e un dopo Seveso: prima del 1976 non c’era consapevolezza della centralità della prevenzione, successivamente si è cercato di studiare, ragionare per mettere i decisori pubblici nelle condizioni di fare scelte pubbliche consapevoli. Questo è il più importante cambio di paradigma a livello regionale, nazionale ed europeo. Lo dimostra la direttiva Seveso che ha cambiato il mondo di porsi di fronte agli incidenti ambientali.
A ribadire l’importanza dell’approccio scientifico ai temi ambientali e l’importanza di un’attività di monitoraggio portata avanti nel tempo è stato in particolare il presidente dell’istituto Mario Negri, Silvio Garattini: La bonifica – ha spiegato – è stata realizzata attraverso un comitato scientifico che ha operato per molti anni. Questo è stato un elemento fondamentale. Non bisogna basarsi sulle opinioni ma sui dati di fatto che solo la scienza può appurare.
