(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
///
Pipponzi su “quote rosa” negli enti locali
La Consigliera di parità della Regione Basilicata: “La nomina dell’assessora Valicenti nella giunta comunale di Colobraro è una battaglia vinta ma il cammino per la parità e l’inclusione della componente femminile nei processi istituzionali è ancora lungo”.
Nella partita della rappresentanza, la presenza delle quote rose nelle amministrazioni pubbliche lucane ha segnato un punto importante.
Il sindaco di Colobraro Nicola Lista ha nominato assessore Maria Angela Valicenti, mettendo la parola fine a una vicenda arrivata anche davanti al giudice amministrativo.
“Una battaglia vinta ma il cammino per la parità e l’inclusione della componente femminile nei processi istituzionali è ancora lungo”, commenta la Consigliera di parità della Regione Basilicata, Ivana Pipponzi.
La questione della composizione della giunta comunale di Colobraro, fino a ieri tutta al maschile, era stata subito sollevata dopo le nomine avvenute, in quanto illegittima.
La Consigliera, esercitando i poteri di controllo e vigilanza attribuiti al suo ufficio, in una nota aveva diffidato “l’amministrazione comunale ad annullare con urgenza e in autotutela il decreto sindacale e a nominare contestualmente la nuova giunta rispettando la quota di genere”.
Dopo diverse contestazioni e un ricorso pendente davanti al Tar della Basilicata, il sindaco ha ritenuto di chiudere il caso prevedendo l’ingresso di una donna nella sua giunta.
“Ricordo – sottolinea Pipponzi – che nei Comuni al di sotto dei tremila abitanti, dove non si applica la legge Delrio, la rappresentanza di genere nelle istituzioni deve essere sempre prevista.
In queste amministrazioni non sono vincolanti le regole che prevedono la presenza del sesso meno rappresentato in misura non inferiore al 40 per cento dei componenti dell’organo collegiale.
Se il sindaco, però, ritiene di derogare al principio della pari rappresentatività, è tenuto a motivare chiaramente la sua scelta.
E se lo Statuto comunale lo prevede, è possibile attingere a un assessore esterno facendo ricorso a un interpello rivolto al genere meno rappresentato”.
Nei Comuni con oltre 3.000 abitanti, invece, nessuno dei due sessi può essere rappresentato in misura inferiore al 40 per cento con un arrotondamento aritmetico.
“Anche per queste amministrazioni comunali vale la regola della necessità di documentare l’istruttoria messa in campo per garantire la rappresentanza di genere.
Vigileremo perché queste norme non rimangano sulla carta ma vengano attuate.
La presenza femminile negli organi di vertice delle amministrazioni pubbliche e private – conclude Ivana Pipponzi – non è pura formalità, ma è un principio basilare garantito dalla nostra stessa Costituzione per affermare pari dignità ed equilibrio sociale”.
