Di Luca Franceschi
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Rifondazione Comunista contesta fermamente l’approvazione del DDL Valditara, individuandolo come un ulteriore passaggio del progetto della destra governativa volto a inasprire progressivamente la repressione nei confronti delle persone LGBTQIA+, con l’obiettivo dichiarato di eliminarle dallo spazio pubblico. Per questa ragione, nuovamente durante il mese del Pride, il partito comunista scende in piazza con i suoi militanti trans, non binari, lesbiche, bisex, queer, gay, intersex, asessuali e non conformi, insieme all’intera comunità e ai suoi alleati. La manifestazione non rappresenta solo una rivendicazione di orgoglio, dignità e liberazione, ma costituisce anche un momento di protesta e dissenso nei confronti di un sistema sempre più oppressivo, ribadendo che il Pride affonda le radici nella rivolta e che la rivolta deve tornare a rappresentare l’espressione autentica dell’orgoglio della comunità.
Questo impegno assume particolare rilevanza in un contesto nazionale preoccupante. Secondo l’ultimo rapporto di ILGA-Europe, la Rainbow Map 2026, l’Italia occupa il 36esimo posto su 49 paesi europei. Con il progressivo rafforzarsi della fascistizzazione dello spazio pubblico, la situazione non accenna a migliorare. Nel corso del 2025 si è registrata un’aggressione omolesbobitransfobica ogni due giorni, e le persone trans corrono un rischio dieci volte superiore rispetto agli altri soggetti della popolazione.
L’esecutivo mostra un’identità ben definita e coerente nelle sue scelte di governo. Nega le trascrizioni dei figli delle coppie omogenitoriali, criminalizza gli atti di solidarietà con la gestazione per altri elevandola a reato universale, trasforma la scuola in un terreno di scontro ideologico contro ogni forma di educazione al rispetto e alle differenze. Il bersaglio principale rimane più che mai rappresentato dalle persone trans e non binarie. L’ossessione transfobica manifestata dall’attuale governo persiste nel tempo attraverso molteplici strumenti: dall’ostruzionismo sulla legge contro l’omolesbobitransfobia, alla criminalizzazione delle famiglie lgbt, sino alla negazione dell’autodeterminazione dei corpi.
I dati forniti dall’Agenzia dell’Unione Europea per i Diritti Fondamentali disegnano uno scenario allarmante. Il 47 per cento delle persone trans in Italia dichiara di aver subito discriminazioni nell’ultimo anno, mentre un terzo evita gli spazi pubblici per il timore di subire aggressioni. La transfobia non rappresenta semplicemente un’opinione: si configura come una forma di violenza sistemica che si esercita con particolare brutalità su coloro che vivono in condizioni di precarietà abitativa e lavorativa.
Dinanzi a questa evoluzione negativa, le piazze del Pride devono recuperare la loro funzione di luoghi di conflitto sociale, rinunciando a trasformarsi in parate neutralizzate dalle logiche del marketing. Per Rifondazione Comunista, il Pride rappresenta una lotta inscindibilmente legata alla questione di classe e genere, poiché l’esclusione che subiscono le persone LGBTIQ+, ieri come oggi, si intreccia indissolubilmente con la precarietà economica, l’accesso negato a una casa dignitosa e le forme di ricatto nel mercato del lavoro.
Il partito ripone fiducia nella forza dell’iniziativa popolare che scaturisce dai movimenti sociali, dai corpi intermedi e dalla società civile che si organizza per rivendicare diritti e tutele. Queste iniziative costituiscono tasselli significativi, che devono però inserirsi all’interno di un percorso più complessivo e articolato: la lotta si sviluppa nelle strade, nei collettivi, nelle organizzazioni sindacali, attraverso la costruzione di pratiche di mutualismo e l’esercizio di un contropotere diffuso. Solo la mobilitazione che parte dal basso, il conflitto sociale autentico e la solidarietà tra gli oppressi possono garantire il raggiungimento di conquiste reali e durature nel tempo.
Come militanti comunisti, la presenza di Rifondazione Comunista sarà assicurata in ogni manifestazione del Pride in Italia portando i propri corpi e le proprie bandiere. La lotta si indirizza contro il governo Meloni, contro il capitalismo e il fascismo, per la costruzione di una società finalmente libera dallo sfruttamento e dall’oppressione.
