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PRC – PARTITO RIFONDAZIONE COMUNISTA: «LORO SI PREPARANO ALLA GUERRA, NOI LAVORIAMO PER LA PACE»

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14.15 - mercoledì 10 giugno 2026

Di Luca Franceschi
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# Marcia europea contro la militarizzazione

Il Partito della Sinistra Europea lancia una mobilitazione continentale per opporsi alla corsa agli armamenti europei. La manifestazione “Welfare, non guerra” si terrà a Bruxelles domenica 14 giugno presso la stazione Bruxelles-Nord alle ore 15:00, in coincidenza con il Consiglio europeo del 18 e 19 giugno. L’iniziativa, co-organizzata dalle campagne StopReArm e Stop Militarization che coinvolgono oltre 1.000 organizzazioni europee, mira a sensibilizzare governi e istituzioni dell’UE su una questione cruciale per il futuro dell’Europa.

Il messaggio della piazza è inequivocabile: l’Europa deve dire no agli 800 miliardi di euro destinati alla militarizzazione e agli interessi dell’industria bellica, investendo invece nelle persone, nei servizi pubblici, nella sanità, nelle pensioni e nell’istruzione. Walter Baier, Presidente del Partito della Sinistra Europea, sottolinea come il continente non abbia bisogno di una corsa agli armamenti, bensì di investimenti nella giustizia sociale e nella pace, fondata su solidarietà e cooperazione.

La crescita della spesa militare rappresenta una delle principali preoccupazioni degli organizzatori della marcia. Negli ultimi mesi, le risorse destinate agli armamenti sono aumentate vertiginosamente, quasi del 20% nell’ultimo anno, mentre contemporaneamente i governi annunciano misure di austerità. Questo fenomeno sottrae risorse cruciali dai servizi sociali, dalla sanità, dall’istruzione, dall’occupazione e dalla transizione ecologica, aggravando le disuguaglianze sociali e compromettendo il futuro dei cittadini europei.

La militarizzazione non rimane confinata alle sole questioni di bilancio, ma penetra sempre più profondamente nel tessuto sociale europeo. L’espansione del servizio militare, la crescente presenza dei vertici militari nelle scuole e nelle università, insieme all’introduzione di misure antidemocratiche giustificate da vaghe “situazioni di crisi”, rappresentano motivi di preoccupazione significativi per i movimenti sociali e democratici che si mobilitano per difendere i diritti e la giustizia sociale.

Le decisioni prese al vertice NATO dell’Aia scorso anno hanno imposto un aumento della spesa militare fino al 5% del PIL dei paesi membri. Questo orientamento viene visto come uno strumento attraverso cui gli Stati Uniti proiettano il proprio potere a livello globale, particolarmente preoccupante in un contesto caratterizzato dalle azioni dell’amministrazione Trump. Le guerre statunitensi, inclusa quella illegale contro l’Iran, hanno provocato morte, distruzione su vasta scala e instabilità economica globale.

Le minacce di intervento militare contro Cuba e il sostegno alla guerra condotta da Israele a Gaza, in Cisgiordania e in Libano rappresentano ulteriori motivi di allarme per i movimenti pacifisti europei. La risposta dell’Europa a questi conflitti non deve essere quella di costruire un continente armato fino ai denti, pronto a intervenire ovunque nel mondo per difendere gli interessi delle multinazionali, ma piuttosto quella di respingere fermamente questa logica imperialista.

La proposta della Sinistra Europea va nella direzione opposta: il continente deve uscire dalla febbre della guerra e smettere di alimentare un clima di paura. È necessario aprire la strada a una prospettiva fondata sulla pace, sul disarmo globale e sulla cooperazione internazionale basata sul rispetto del diritto internazionale e sulla diplomazia.

La visione alternativa promossa dalla Sinistra Europea si concretizza in una serie di scelte politiche concrete: un’Europa che investe nelle scuole anziché nei missili, che rafforza gli ospedali invece degli arsenali, che protegge il clima e non i profitti dell’industria bellica. Un continente che difende la diplomazia, il dialogo e che agisce in modo indipendente dalla NATO nell’interesse della sicurezza collettiva dei popoli europei.

La sicurezza vera, secondo questa prospettiva, non si costruisce attraverso armi sofisticate come gli F-35 e i missili, bensì investendo nella sicurezza umana. Questo significa potenziare la sanità, l’istruzione, la transizione ecologica e la cooperazione internazionale allo sviluppo. La pace, elementi cardini di questa visione, può realizzarsi solamente attraverso la solidarietà tra i popoli, la giustizia sociale e il dialogo internazionale, non attraverso l’accumulo di armamenti sempre più devastanti.

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