Di Luca Franceschi
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Rifondazione comunista esprime la massima solidarietà al giornalista Gabriele Nunziati, licenziato dall’agenzia Nova per avere posto una domanda considerata scomoda durante una conferenza stampa della Commissione europea. La domanda riguardava le responsabilità di Israele nella ricostruzione di Gaza.
Il partito aderisce al presidio che si terrà martedì 9 giugno davanti al Tribunale del lavoro di Roma, in occasione della prima udienza del processo intentato dal giornalista contro l’agenzia di stampa. La mobilitazione è promossa da Amnesty International Italia, insieme alla Federazione nazionale della stampa, alla Stampa romana e all’associazione Articolo 21. Hanno già confermato l’adesione l’Usigrai e la Rete NoBavaglio.
Il settore dell’informazione in Italia affronta una situazione di grave difficoltà. Le cause sono molteplici: le condizioni di precariato ormai strutturale nel lavoro giornalistico, la concentrazione crescente della proprietà della carta stampata nelle mani di pochi soggetti, e l’assenza di leggi che garantiscano un reale pluralismo delle testate e delle proprietà editoriali. A questi problemi strutturali si aggiunge ora quello che Rifondazione comunista definisce come il reato di opinione.
Il licenziamento di Nunziati mette in gioco questioni che vanno oltre la libertà di espressione del singolo giornalista, seppur già grave in un paese che si definisce democratico. In una situazione di guerra permanente, si intende impedire il racconto del genocidio del popolo palestinese e la conoscenza delle conseguenze terribili delle guerre che stanno sconvolgendo le vite di milioni di persone.
In discussione è il diritto fondamentale sancito dalla Costituzione di informare e di essere informati. È messa in discussione la libertà di opinione e di espressione stessa. Una questione che riguarda tutta la società.
