(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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È stato presentato ieri, in anteprima, alla presenza del Capo della Polizia- Direttore Generale della Pubblica Sicurezza Prefetto Vittorio Pisani, della D.ssa Elena Guerri Dall’Oro, coordinatrice della Struttura di Missione anniversari di interesse nazionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri e dei familiari di Agostino Catalano, l’ottavo ed ultimo episodio della docu-serie “I RAGAZZI DELLE SCORTE”, coprodotta dal Ministero dell’Interno – Dipartimento della Pubblica Sicurezza e dal Ministro per lo Sport e i Giovani, in collaborazione con 42° Parallelo.
Intitolata “AGOSTINO, MIO PADRE”, l’ultima puntata è dedicata all’Assistente Capo della Polizia di Stato Agostino Catalano, raccontato attraverso i ricordi di una delle figlie, Rosalinda, e le riflessioni del Sovrintendente della Polizia di Stato, Salvatore Lo Presti, storico componente del Reparto Scorte della Questura di Palermo.
Il documentario andrà in onda venerdì 17 luglio alle ore 23 su Rai 3 e sarà pubblicato su RaiPlay dalla mezzanotte di oggi 16 luglio.
Prima della proiezione, nel suo intervento, il Capo della Polizia Pisani ha sottolineato l’importanza di progettualità come questa a cui è affidato il compito di mantenere viva la memoria di chi ha sacrificato la vita al servizio dello Stato.
Per la prima volta, la figlia di Agostino Catalano, agente della scorta di Paolo Borsellino ,ucciso nella strage di Via D’Amelio il 19 luglio 1992, insieme al giudice e ai colleghi Vincenzo Fabio Li Muli, Claudio Traina, Eddie Walter Cosina ed Emanuela Loi, ripercorre davanti alle telecamere il trauma vissuto dopo l’attentato, lo strazio, l’incredulità di quei giorni e il peso di un’assenza che continua ad accompagnarla.
«L’unica volta che sono tornata in via D’Amelio, sono arrivata fino a dove oggi c’è l’albero. La prima cosa che ho visto è stata la scarpa di mio padre, ancora oggi so esattamente dov’era. Ho intravisto anche un pezzo del suo spolverino rosso, ma da quel momento non ho più avuto il coraggio di mettere piede in via D’Amelio. Mi fa troppo male. Non ho più avuto la forza di tornarci», racconta Rosalinda.
L’episodio ricostruisce la figura di Agostino Catalano attraverso il racconto della figlia e la testimonianza di Salvatore Lopresti, ancora oggi agente di scorta.
«Se potessi riporterei qui per un attimo i miei colleghi per fargli rivivere le loro famiglie, i loro figli. So che non è possibile, ma in fondo penso che siano sempre accanto a loro».
Due sguardi che si intrecciano per restituire non solo quello che resta in una famiglia dopo una strage, ma anche il senso di una professione fatta di responsabilità e memoria.
Dalla caserma Lungaro, sede ancora oggi del Reparto Scorte della Questura di Palermo, a Via D’Amelio, passando per l’Arenella e arrivando a Monte Pellegrino, il documentario attraversa i luoghi che hanno segnato la vita di Agostino Catalano e di sua figlia, costruendo un racconto abitato dai ricordi di una bambina che nel 1992 aveva 12 anni e dal dolore che ancora oggi rivive come donna adulta.
A trentaquattro anni dalle stragi di Capaci e Via D’Amelio, “Agostino, mio padre” restituisce voce a chi è rimasto e invita a guardare oltre la cronaca delle stragi, raccontando l’eredità umana lasciata dagli uomini e dalle donne delle scorte e dai “loro giudici”.
