Di Luca Franceschi
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Quindici anni fa, il 22 luglio 2011, l’attentatore di estrema destra Anders Breivik compì una strage sull’isola di Utøya in Norvegia. L’uomo, travestito da agente di polizia e armato, si introdusse nell’isola dove stava svolgendosi un campo estivo organizzato dalla gioventù del Partito Laburista Norvegese. In questo attacco brutale, Breivik uccise 69 persone, per la maggior parte giovani ragazzi e ragazze.
Lo stesso giorno, poche ore prima, l’estremista aveva posizionato un’autobomba nel centro di Oslo, causando la morte di altre 8 persone. Il bilancio complessivo di quella giornata di terrore e violenza razzista e suprematista fu di 77 vittime.
A distanza di quindici anni da questa tragedia, il Partito Democratico sottolinea come il ricordo dei martiri di Utøya rappresenti un impegno quotidiano per difendere la democrazia e i suoi principi fondamentali. La forza di questo ricordo deve spingere a contrastare con determinazione l’odio e la violenza, fenomeni che ancora oggi vengono troppo frequentemente minimizzati o legittimati nel dibattito pubblico, anche in Italia.
