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PD – PARTITO DEMOCRATICO: «SPYWARE: RUOTOLO (PD), MELONI SMETTA DI MENTIRE E DI NASCONDERSI DIETRO COPASIR»

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15.30 - venerdì 9 gennaio 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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«È passato più di un anno da quando Francesco Cancellato, direttore di Fanpage.it, ha ricevuto da WhatsApp la comunicazione di essere stato bersaglio di un tentativo di spionaggio con Graphite. Poco dopo è emerso anche il caso di Ciro Pellegrino, con conferma forense di un hackeraggio riuscito. Eppure dal governo continuano a non arrivare risposte».

Lo dichiara Sandro Ruotolo, responsabile informazione della segreteria nazionale del Partito Democratico, eurodeputato del PD e co-presidente del gruppo di interesse del Parlamento europeo contro lo spyware, commentando le parole della presidente del Consiglio Giorgia Meloni sul caso Cancellato.

«La presidente Meloni continua a rifugiarsi dietro il rapporto del Copasir di giugno 2025. Un rapporto che non afferma che Cancellato non sia stato spiato, ma solo che non vi sarebbe stata un’autorizzazione formale da parte dei servizi e dell’autorità delegata. Un documento ampiamente superato dai fatti, che non tiene conto delle evidenze forensi sullo spionaggio nei confronti di Pellegrino, sempre di Fanpage e sempre spiato con Graphite».

«Il 16 aprile scorso, durante l’audizione al Copasir di Citizen Lab, l’esperto John Scott-Railton è stato chiarissimo: il governo italiano possiede gli strumenti necessari per risalire con certezza agli autori delle intercettazioni. Ma il governo italiano ha scelto di non farlo. Il 9 giugno 2025 Paragon ha offerto ufficialmente il proprio supporto per analizzare il caso Cancellato. Il governo ha rifiutato. Di fronte a questo rifiuto, Paragon ha deciso di rescindere tutti i contratti. Un fatto gravissimo, che solleva interrogativi politici enormi».

«Le motivazioni addotte dal governo per respingere quell’offerta, richiamando esigenze di sicurezza nazionale, non possono essere usate per eludere una responsabilità politica fondamentale: fare chiarezza su chi ha spiato dei giornalisti. La sicurezza nazionale non può diventare un alibi per sottrarsi alla verità, soprattutto quando sono in gioco la libertà di stampa e lo Stato di diritto».

«Va inoltre ricordato un dato decisivo: Graphite è uno spyware in uso esclusivo agli Stati. Questo significa che le possibilità sono due, ed entrambe gravissime: o lo spionaggio è avvenuto dall’interno del nostro Paese, oppure è stato compiuto da un altro Stato nei confronti di giornalisti italiani. In quest’ultimo caso, saremmo di fronte a una violazione della sovranità nazionale e a un fatto ancora più allarmante».

«Per questo lo diciamo con chiarezza: Meloni non può continuare a dire “confidiamo nelle procure” e lavarsene le mani. Il governo ha gli strumenti per sapere chi ha spiato. Se non li usa, è una scelta politica. Chiediamo una comunicazione chiara al Paese: se lo spionaggio è avvenuto per mano dello Stato italiano o se è stato compiuto da un altro Stato. Ogni altra risposta è solo un tentativo di prendere tempo. E il tempo, quando si spiano i giornalisti, non è mai neutro: è sempre contro la democrazia».

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