Di Luca Franceschi
///
La guerra in Medio Oriente scatenata da Trump e Netanyahu produce conseguenze drammatiche sul mercato mondiale dei farmaci e della diagnostica, questione su cui ancora si parla insufficientemente. Il conflitto ha provocato il blocco del transito di elementi fondamentali per l’industria farmaceutica, in particolare i precursori petrolchimici indispensabili per la produzione di paracetamolo, antibiotici, antidiabetici e farmaci oncologici. I costi dei principi attivi hanno registrato aumenti del 30% nelle ultime settimane, a cui si aggiunge la dipendenza dei farmaci oncologici e biologici da una catena del freddo ad alta intensità energetica e da imballaggi realizzati in polietilene, polipropilene e PET, tutti derivati dalla nafta.
Un ulteriore problema riguarda lo stretto di Hormuz, attraverso cui transita un terzo della produzione mondiale di elio. L’assenza di elio liquido comporta il rischio di blocco delle risonanze magnetiche. Gli esperti stimano che le scorte attuali sono sufficienti solo per poche settimane, dopo le quali rimane incerta la situazione negli ospedali e nei centri diagnostici italiani.
Il Governo, secondo quanto sostenuto, manifesta scarsa consapevolezza di questi problemi critici che incidono sulla vita dei cittadini. La maggioranza risulta concentrata su questioni come la riforma della legge elettorale e sui cambiamenti ministeriali, trascurando aspetti sanitari urgenti. Sono necessarie misure immediate per garantire il diritto alla cura degli italiani nel breve termine. L’esecutivo deve fornire risposte concrete a tutta la popolazione, non limitandosi a provvedimenti simbolici come il taglio delle accise, che in realtà comporta riduzioni nel comparto sanitario.
