Di Luca Franceschi
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Un accordo nazionale fra Governo, Regioni e i principali sindacati dei Medici di Medicina Generale è stato raggiunto nella tarda serata per garantire la presenza di questi professionisti nelle Case della Comunità. Come previsto dal Decreto Ministeriale 77, queste strutture devono rimanere aperte e offrire servizi per 7 giorni alla settimana e per 24 ore al giorno. L’intesa consente di estendere a tutto il Paese una soluzione già sperimentata con successo in alcune Regioni, come l’Emilia Romagna e la Toscana, grazie ai rispettivi Accordi Integrativi Regionali.
In base all’accordo siglato, i Medici di Medicina Generale presteranno la loro opera per 6 ore alla settimana per 48 settimane l’anno all’interno delle Case della Comunità, secondo le indicazioni delle Aziende Sanitarie Locali. La soluzione rappresenta un passo avanti nel percorso di riforma sanitaria, benché sorga spontanea una riflessione: non sarebbe stato possibile raggiungerla prima, evitando uno scontro frontale con la categoria? Perché non è stato aperto un dialogo costruttivo all’inizio della legislatura, come accadde invece al termine del precedente Governo con il Ministro Speranza?
Adesso che si è compiuto questo avanzamento, tutti gli attori del sistema sono chiamati alla coerenza per far funzionare quelle Case della Comunità, che rappresentano lo snodo essenziale di una riforma rivolta a dare risposte appropriate e sostenibili ai bisogni di salute crescenti di una popolazione che invecchia. L’obiettivo è partire dal domicilio ed evitare il ricorso improprio all’ospedale.
Tuttavia, restano molti altri temi di riforma da affrontare con urgenza. In primo luogo figura l’istituzione di una specializzazione universitaria per i Medici di Medicina Generale, misura fondamentale per rendere la professione attrattiva per i giovani e per portare alle necessarie innovazioni di questa figura chiave delle cure primarie. Parimenti, rimangono da risolvere le enormi criticità legate alle carenze di altre figure professionali, in particolare quella degli infermieri, altrettanto cruciali per il funzionamento pieno delle Case della Comunità.
Secondo quanto sottolineato, dopo quasi quattro anni di Governo la sanità si conferma come uno dei principali fallimenti della destra, evidenziato anche dall’improvvisazione e dalla superficialità con cui è stata gestita questa vicenda.
